
Bologna: città delle acque, città della seta
Le acque “inventate” della città sono diventate parte di quella Bologna che, fino a qualche secolo fa, era una piccola Venezia lontana dal mare.
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Bologna era una città fondamentale per le strategie politiche, economiche e militari fin dall’antichità e aveva sempre giocato un ruolo centrale nelle guerre tra Impero e Papato per tutto il Medioevo e oltre. Ma c’è una data speciale nella sua storia, un giorno in cui Bologna fu davvero caput mundi: il 24 febbraio del 1530.
Quel giorno Carlo V d’Asburgo compiva 30 anni e, nella Basilica di San Petronio, riceveva da Papa Clemente VII la corona d’imperatore. Tutto il mondo occidentale guardava Bologna perché in quel momento Impero e Papato celebravano un’unione che cambiava il volto dell’Italia e dell’Europa tutta. E, contemporaneamente, la città veniva incoronata come crocevia strategico.
Per comprendere pienamente l’importanza di quel giorno, dobbiamo fare un passo indietro e guardare il quadro da più lontano: Carlo V era destinato a prendere le redini di uno dei più grandi imperi della storia dell’umanità, così vasto che “mai vi tramonta il sole”, eppure l’Europa era attraversata da fortissime e costanti tensioni, soprattutto tra le monarchie di Francia e Spagna. La nostra penisola era il territorio forse più conteso. L’Italia era anche divisa da contrasti interni: lo Stato Pontificio, che tre anni prima aveva sofferto il terrificante Sacco di Roma, doveva affrontare non soltanto le questioni di natura più strettamente militare e politica, ma aveva incontrato per la prima volta un nemico che lo minacciava anche sul piano spirituale, ovvero la nuova Riforma protestante. Infine, sul continente aleggiava la minaccia ottomana, che avanzava dai Balcani.
Quel mondo aveva bisogno di stabilità, di un centro gravitazionale che facesse ritrovare l’equilibrio perduto, rasserenasse gli animi e allontanasse le minacce: l’incoronazione di Carlo V doveva trasmettere esattamente questo tipo di rassicurazioni. Ma Roma, dopo la violenza dei Lanzichenecchi, era ancora ferita e instabile, non adatta a essere scenografia di un evento di importanza epocale. Serviva una città che fosse fedele al papa, che potesse sostenere lo sforzo logistico di accogliere corti, ambasciate e delegazioni dall’intera Europa e che pure avesse un’identità propria, una storia antica e solida, un ruolo autorevole nel grande scacchiere internazionale. E tale era Bologna.
Questa scelta aveva un peso diplomatico ben preciso: Bologna, in quanto sede dell’Università più antica e tra le più prestigiose d’Europa, era un polo culturale fondamentale, ma era anche uno snodo economico e strategico tra il centro e il sud Italia e il resto d’Europa. Inoltre, pur facendo parte dello Stato Pontificio, la città felsinea era riuscita a mantenere una sua particolare identità politica e un peso di rilievo nelle dinamiche di potere che attraversavano la nostra politica, grazie alla guida dei Bentivoglio.
Carlo V arrivò a Bologna già qualche mese prima della cerimonia di incoronazione, nell’autunno del 1529, e la città si preparò ad accoglierlo con grandissima cura: il giorno del suo arrivo vi fu festa in tutte le strade, con scariche di artiglieria, fontane di vino e lanci di cibo dai palazzi. Le strade vennero pulite e i palazzi addobbati, ma si crearono delle vere e proprie opere di decorazione architettonica e urbanistica che potessero rendere perfetto il soggiorno dell’uomo più potente del mondo. Le fonti dell’epoca parlano di drappi di tessuti preziosi che abbellivano le finestre, di decorazioni araldiche, di elementi scenografici e addirittura di archi di trionfo temporanei che trasformarono il centro di Bologna in un palco su cui andava in scena la grandezza dell’imperatore.
Il 22 febbraio 1530 si tenne la prima cerimonia, il conferimento della corona ferrea nella Cappella del Legato, quella che oggi è nota come Cappella Farnese in Palazzo d’Accursio. Questa corona aveva un significato simbolico fortissimo: risale probabilmente al IV secolo e, secondo la tradizione, era stata forgiata a partire da uno dei chiodi usati per il martirio di Gesù sulla croce. Era stata indossata da molti re d’Italia, soprattutto dopo il ritorno della sede papale a Roma da Avignone nel Trecento. Fu proprio il papa a incoronare Carlo con quella che era a tutti gli effetti una reliquia sacra, donandogli insieme la spada da lui benedetta con cui avrebbe protetto la cristianità nell’Impero.
Ma la cerimonia più importante si tenne due giorni dopo, il 24 febbraio.
Bologna ospitava regnanti e potenti da tutto il continente e la folla era gremita fuori San Petronio per partecipare a quel momento epocale. La sicurezza era altissima: le porte della città erano state chiuse e Piazza Maggiore era stata fortificata dai soldati di Antonio de Leyva, capitano della Lega Difensiva d’Italia.
Clemente VII e Carlo V alloggiavano nelle stanze del Palazzo d’Accursio e avrebbero dovuto attraversare la piazza per raggiungere la Basilica, dove si sarebbe tenuta la cerimonia. Ma per scongiurare ogni potenziale rischio e garantire a tutti di assistere alla sontuosa processione, venne creato un pontile di legno che collegava direttamente il Palazzo con la basilica, su cui i due uomini che incarnavano il potere temporale e quello spirituale sfilarono insieme con le loro corti.
Per l’occasione dentro San Petronio erano state costruite tribune e cappelle che imitavano quelle di San Pietro in Vaticano, occupate da chi, senza saperlo, assisteva all’ultima incoronazione imperiale da parte di un papa. La messa fu lunga e solenne e Carlo, inginocchiato davanti al pontefice, ricevette lo scettro, simbolo di potere temporale sui popoli dell’impero; di nuovo la spada, per difendere la cristianità dalla minaccia ottomana; il pomo d’oro, icona del mondo che ora Carlo stringeva nelle sue mani e infine la corona aurea, emblema del suo status di Imperatore.
In seguito, la cerimonia continuò per le strade: passando per Piazza Maggiore e per via degli Orefici, i due sovrani cavalcarono insieme sotto lo stesso baldacchino, circondati e seguiti dal governatore di Bologna, magistrati e dottori di legge, ma anche i cappellani del papa, ambasciatori, principi, duchi, conti, marchesi, cardinali, lo stesso de Leyva e i suoi soldati.
A Palazzo Pepoli, al Museo della Storia di Bologna, si può rivivere l’atmosfera di quel momento. Infatti, un’intera sala è dedicata all’installazione che ricostruisce il corteo di Carlo V, riportandoci a quasi cinque secoli fa. I grandi pannelli di vetroresina riproducono una delle più belle incisioni che gli artisti dell’epoca avevano realizzato per immortalare il momento in cui Bologna fu il centro del mondo.