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Alma Mater Studiorum – Dal Rinascimento ai giorni nostri

Continua la storia dell’Università di Bologna, attraverso i secoli fino a oggi

È a metà del Cinquecento, e più precisamente durante il Concilio di Trento, che l’Università di Bologna, nata spontaneamente per volere degli studenti e gestita da loro, cambia radicalmente. Infatti, nel 1547 Bologna diventa uno dei centri della Controriforma e l’Ateneo viene riorganizzato seguendo i nuovi, rigidi principi imposti dalla Chiesa. Il Vaticano poté aumentare il suo controllo tramite due figure: il cardinal legato, che divenne patrono dell’Università, e l’arcidiacono, che era il suo cancelliere. Venne inoltre creata l’Assunteria, un nuovo organismo di controllo con prerogative economiche e contrattuali, che toglieva potere ai Riformatori dello Studio. Agli insegnanti, dunque, rimaneva solo il compito di esaminare studenti e nuovi colleghi; ma il peggio toccò agli studenti che persero in via definitiva il controllo delle loro Universitates. A quattro secoli circa dalla sua nascita, l’Ateneo di Bologna si andava sempre più configurando come un’istituzione gestita dall’alto, soprattutto con l’inaugurazione dell’Archiginnasio, nel 1563, quale sua sede ufficiale.

L’usanza medievale di tenere le lezioni direttamente nelle case degli insegnanti e in altri spazi cittadini venne del tutto abolita e queste iniziarono a svolgersi nelle aule propriamente dette della nuova sede: in questo modo era più facile mantenere il controllo sugli insegnamenti, oltre che sui discenti, che dovevano obbligatoriamente sottostare alla professione di fede. Molti professori e studenti di origine germanica e di confessione protestante furono costretti a lasciare Bologna alla volta di altri centri del sapere. Seppur la città felsinea non fu la più rigida nel tradurre in fatti i precetti della Controriforma, due furono le espulsioni celebri in quel periodo: nel 1564 Torquato Tasso, allora studente, fu allontanato per aver pubblicamente schernito alcuni professori a suo dire troppo perbenisti, e nel 1571 Gerolamo Cardano, uno degli artefici della Matematica moderna e professore condannato per eresia, costretto all’abiura e all’esilio.

Tra il Cinque e il Seicento, l’Alma Mater poteva fregiarsi dell’eccellenza in svariati settori: in primis il Diritto, e infatti proprio a Bologna, nel 1509, si era formalizzato il canone del diritto penale; poi la Medicina, grazie all’introduzione nelle attività didattiche della pratica autoptica; e le Scienze Naturali, come abbiamo visto, con Ulisse Aldrovandi. Una cattedra di Musica, la prima d’Europa, era già attiva da metà del Quattrocento, e anche la storia dell’Arte deve molto a quel periodo di grande fioritura intellettuale: è il 1582 quando a Bologna i tre cugini Carracci fondano la loro Accademia, dando una svolta all’arte europea.

Ma se in generale il Cinquecento fu un secolo di crescita e benessere, quello successivo venne segnato da un certo immobilismo e da una serie di epidemie e carestie. Il Seicento fu un periodo di crisi anche per l’Ateneo che vide una crescita spropositata del numero delle cattedre: si arrivò, in alcuni casi, a una media di quattro professori per un solo studente, soprattutto grazie alla facilità con cui i nobili locali riuscivano a ottenere la docenza. Anche i nuovi collegi gesuiti strappavano studenti all’Università, in particolare quelli che puntavano alla carriera ecclesiastica, nonostante tutte le lezioni, in ogni campo del sapere, fossero svilite da un pesante indottrinamento da parte della Chiesa.

Il momento più critico fu quello che seguì la peste del 1630, epidemia che ridusse la popolazione di circa un terzo, restringendo ulteriormente la popolazione accademica. Nel 1668 l’Ateneo fu costretto a interrompere le assunzioni di docenti per vent’anni, per contenere la situazione paradossale che si era venuta a creare, e il tentativo, nel 1689, di riformare il corpus docenti venne osteggiato, tanto dagli insegnanti quanto dal Senato cittadino, ormai troppo addentro a un’istituzione corrotta da interessi personali e favoritismi.

Uno degli spazi che il Museo della Storia di Bologna di Palazzo Pepoli dedica alla plurisecolare istituzione dell’Alma Mater Studiorum  

La ripresa, per quanto disperata potesse apparire, ci fu e partì dal basso, dagli studenti stanchi della situazione in cui versava quello che era stato uno dei gioielli culturali d’Europa. Era l’epoca dei circoli intellettuali privati, che sorgevano in tutto il continente, e anche a Bologna furono questi a marcare la rinascita dell’Università: l’Accademia degli Inquieti e l’Accademia artistica Clementina resistettero alla decadenza degli spazi universitari ufficiali e, all’inizio del Settecento, ricevettero persino l’appoggio di papa Clemente XI. Palazzo Poggi divenne una delle sedi dell’Ateneo nel 1714 e presto si trasformò in un punto di riferimento per tutta l’Europa, famoso per la libertà intellettuale con cui scienziati e artisti potevano esplorare i loro campi di interesse. Nacquero ufficialmente nuove discipline – Fisica, Meccanica, Ottica, Ostetricia, Elettrochimica, Chimica e altre ancora – e si sviluppò sempre più una concezione interdisciplinare ed empirica dei saperi: dotti di nuove e vecchie materie collaboravano tra loro guidati dal desiderio di conoscenza.

Finalmente, il XVIII secolo vide l’ufficiale ingresso delle donne nell’Ateneo: certo, c’erano state già delle eccezionali figure di lettrici (ovvero insegnanti) e studentesse – Bologna può vantare di essere stata la città universitaria meno misogina anche in tempi di forte esclusione sociale delle donne – ma si trattava, appunto, di eccezioni. Ora anche le cattedre avrebbero potuto essere occupate da discenti di sesso femminile, con un ruolo pari a quello degli uomini, e non è un caso che qui si testimoni la presenza della prima docente donna della storia universitaria moderna: nel 1732 l’appena ventunenne Laura Bassi venne celebrata da tutta la città per il suo inedito ruolo di insegnante di Filosofia. Nonostante le difficoltà che continuarono a ostacolare l’emancipazione femminile, Bassi fu la prima di una lunga serie di nomi illustri: Faustina PignatelliAnna Morandi ManzoliniCristina RoccatiClotilde Tambroni e Maria Dalle Donne.

Gli ultimi anni del Settecento vedono Bologna coinvolta in quel clima di rigetto contro l’assolutismo secolare della Chiesa che avrebbe poi aperto la strada verso la laicizzazione degli spazi istituzionali, tra cui quelli universitari. Le prime rivolte scoppiarono già nel 1794 – protagonista, tra gli altri, Luigi Zamboni – fino a che, due anni dopo, le truppe napoleoniche varcarono le porte della città, tolsero il potere dalle mani del legato pontificio e lo diedero finalmente al Senato. Anche l’Università subì delle riforme: vennero aboliti gli insegnamenti di Teologia e di Diritto canonico, mentre le Universitates studentesche e il Collegio dei Dottori furono definitivamente abrogate, spostando l’amministrazione interamente nelle mani del Dipartimento del Reno. L’Ottocento si aprì con lo spostamento degli insegnamenti dall’Archiginnasio a Palazzo Poggi – già attrezzato per gli studi scientifici – e con un generale riassestamento degli spazi culturali all’interno del tessuto urbano.

Eppure, la caduta di Napoleone e la Restaurazione papalina avviarono un periodo di instabilità politica e sociale che si rifletté inevitabilmente sull’Università che resistette tanto alla ripresa del potere vaticano quanto all’invasione austriaca. Nonostante nel 1860 Bologna venne annessa al Regno Sabaudo, l’Ateneo impiegò circa altri trent’anni per scrollarsi di dosso la polvere che si era accumulata in decenni di subordinazione al potere pontificio e a una classe dirigente arretrata e irrigidita, incapace di mettersi al passo con l’atmosfera di rinnovamento che ormai coinvolgeva tutto il continente. Era questa l’aria che si respirava quando, nel 1860, Giosuè Carducci venne chiamato a occupare la cattedra di Letteratura italiana. All’alba dell’unità d’Italia, dunque, l’Università di Bologna si trovava, da un lato, gravata da quasi due secoli di ingerenze papali ma, dall’altro, poteva mostrarsi come uno dei pilastri storici e culturali del nuovo Paese che stava per nascere.

La data del 12 giugno 1888 segna un punto di svolta per l’Alma Mater: in questo giorno, nel cortile dell’Archiginnasio, Carducci celebra l’ottocentesimo anniversario dell’Università con uno sguardo che dal passato della sua plurisecolare storia mira verso un futuro di rinnovamento che riporti l’istituzione accademica felsinea tra i grandi atenei del mondo.

L’Ottocento fu effettivamente un secolo di rinascita per l’Università, durante il quale il numero di studenti si moltiplicò anche grazie alla fama che circondava alcuni professori di quel periodo tra cui, per citarne solo uno, Giovanni Pascoli, e che richiese un ulteriore ingrandimento delle aree destinate agli insegnamenti. Un momento di forte crescita che venne, però, bruscamente interrotto dallo scoppio della Prima guerra mondiale: numerosissimi tra studenti e professori furono sottratti alle aule di studio e ai laboratori per recarsi al fronte. I lavori ripresero solo sotto il regime fascista con la Terza Convenzione tra il governo e l’Ateneo, mentre gli insegnamenti si piegavano alla riforma Gentile, subendo una gerarchizzazione inedita che si accompagnò alla promulgazione delle leggi razziali, con la relativa cacciata di professori e studenti di origine ebraica.

Gli ultimi anni della guerra videro una fortissima partecipazione della popolazione alla lotta di resistenza, e furono molti gli studenti e i professori che aderirono alle brigate partigiane.

Nella seconda metà del secolo si susseguirono momenti di contestazione e lotte che si intrecciarono con la storia dell’Alma Mater: le proteste studentesche degli anni ’60 prima e gli Anni di Piombo poi. Furono i decenni fondamentali per la liberalizzazione dell’accesso alle facoltà universitarie, un passo decisivo per la definitiva modernizzazione dell’Ateneo, che culminò in seguito, nel 1988, con la celebrazione del suo IX centenario e la promulgazione della Magna Charta Universitatum, il documento col quale l’Europa sanciva lo studio e la conoscenza come fondamenta del progresso e del benessere dell’umanità.

Negli ultimi decenni, l’Università di Bologna ha continuato la sua secolare evoluzione, perseguendo le idee di accessibilità e di diritto allo studio, di apertura globale e di connessione tra sapere e sviluppo che la rende ancora oggi uno dei fulcri del sapere mondiale.

L’immagine di copertina di questo articolo è tratta dal sito Storia e Memoria di Bologna e ritrae la folla presente alle celebrazioni dell’Alma Mater del 1888.

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