
Il suono di Bologna
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Domani, 26 settembre 2025, si terrà la ventesima Notte dei ricercatori, un evento promosso dalla Commissione Europea a cui anche quest’anno parteciperà l’Università di Bologna, che ha il fine di avvicinare il pubblico al mondo della ricerca, in un contesto informale e denso di eventi.
Per celebrare questa giornata, vogliamo raccontarvi la storia di uno dei più straordinari ricercatori che hanno dato lustro all’Alma Mater e hanno rivoluzionato la storia della medicina occidentale.
Nato a Crevalcore, dove iniziò i suoi studi di latino, grammatica e retorica, Marcello Malpighi arrivò allo Studium bolognese nel 1646, qualche mese prima di compiere diciotto anni. Qui venne iniziato alla filosofia, alternando lo studio alle pubbliche disputazioni con cui allenava le proprie capacità di giovane intellettuale. Era la vita spensierata di un ragazzo che veniva da una famiglia agiata e benestante, che poteva dedicarsi al sapere senza preoccuparsi di null’altro. Vita spensierata che, però, venne bruscamente interrotta dopo soli tre anni: nel 1649 morirono i suoi genitori e il nonno paterno e Malpighi, primogenito, si ritrovò a doversi occupare di tre sorelle e cinque fratelli più piccoli, oltre che della gestione delle proprietà della famiglia. Il suo professore di filosofia, Francesco Natali, gli consigliò allora di dedicarsi allo studio della medicina, così da avere in futuro maggiori possibilità a sopperire alle esigenze economiche della famiglia.
La tragedia che aveva colpito casa Malpighi sarebbe diventata la scintilla che avrebbe acceso il genio di un grande rivoluzionario delle scienze.
Malpighi, infatti, si appassionò immediatamente allo studio dell’anatomia e iniziò a frequentare il Coro anatomico, un’accademia specializzata della dissezione animale e, a volte, umana. Fondatore del Coro era Bartolomeo Massari, un medico il cui operato rispecchiava la visione della materia all’epoca in voga a Bologna. Nonostante gli studi autoptici – un’evoluzione del modus operandi nella preparazione medica – il metodo galenico era ancora fortemente ancorato nella pratica dello Studium, e Massari stesso seguiva il metodo di Galeno, studiando l’oroscopo dei suoi pazienti e basandosi su questo per decidere quali terapie assegnare loro.
Nonostante Malpighi cercasse di non allontanarsi troppo da Massari, facendo sue le conoscenze dell’anatomista e il metodo della dissezione, divenne vittima di persecuzioni all’interno dell’accademia soprattutto nel suo ultimo anno di frequentazione. Un altro degli studenti, Tommaso Sbaraglia – legato alla famiglia Malpighi da vecchi rancori che si nutrivano della contesa circa un pezzo di terra tra i confini delle rispettive proprietà – e altri tradizionalisti, tra docenti e allievi, accusavano Malpighi di rigettare gli insegnamenti di Ippocrate e Galeno a favore della nuova – e all’epoca mal vista – teoria iatromeccanica (che interpretava il corpo umano come un insieme di macchine, ciascuna con la propria specifica struttura e il proprio scopo). Gli antagonisti di Malpighi non si limitavano ad attaccarlo verbalmente o a far circolare libelli contro di lui, ma arrivarono persino a minacciarlo di morte se non avesse abiurato le nuove idee, che si stavano sviluppando in quegli anni in ambito anglosassone. Stravolsero persino la formulazione degli esami, costringendo gli studenti a giurare pubblicamente fedeltà esclusiva alla medicina galenica.
Nonostante tutto, Malpighi ottenne la laurea in Medicina e Filosofia nel 1654, e due anni dopo il Senato di Bologna gli conferì la cattedra di Logica allo Studium. Scoraggiato dall’attitudine dell’Università nei confronti della medicina, però, Malpighi rifiutò, accettando invece il ruolo di docente di Medicina teorica a Pisa, mentre manteneva il suo ruolo di lettore a Bologna.
A Pisa divenne membro dell’Accademia del Cimento, la prima istituzione d’Europa dove si iniziò a utilizzare il metodo sperimentale galileiano. Continuò i suoi studi sull’anatomia attraverso il metodo autoptico e la dissezione, e divenne amico del matematico Giovanni Alfonso Borelli, con il quale approfondì la sua conoscenza del metodo iatromeccanico. Ma soprattutto, nella città toscana Malpighi utilizzò per la prima volta lo strumento che gli avrebbe permesso di apporre la sua firma alle più grandi scoperte mediche del suo tempo: il microscopio.
Pisa stava offrendo a Malpighi possibilità inedite di proseguire nei suoi studi e affinare le sue conoscenze, eppure nel 1659 fu costretto a tornare a Bologna per intercedere per il fratello Bartolomeo sul quale gravava una condanna a morte. La vecchia acredine con la famiglia Sbaraglia e in particolare con il primogenito Tommaso – che aveva scatenato la persecuzione contro Malpighi ai tempi del Coro anatomico – non si era mai placata e, durante una rissa, Bartolomeo lo aveva ucciso.
L’intervento fu fondamentale e i due fratelli riuscirono a ottenere la grazia, anche grazie all’intercessione del cardinale Girolamo Farnese, legato d’istanza a Bologna da poco meno di un anno che durante questo suo breve soggiorno si curò tanto della sfera religiosa della città felisenea, quanto di quella secolare.
Malpighi decise di restare nella sua città, dove continuò a lavorare con il microscopio, ottenendo i primi, importanti risultati e, proprio per questo, peggiorando il suo rapporto con i medici ippocratici-galenici. Nel 1660 infatti, proprio grazie all’osservazione microscopica, riuscì a ottenere importanti risultati sullo studio del funzionamento dei polmoni, diventando il primo al mondo ad avvicinarsi a comprendere la loro reale funzione. La medicina tradizionale credeva che i polmoni fossero composti di sangue coagulato e che la loro funzione fosse quella di rifornire il cuore di pneuma, inteso non semplicemente come respiro ma come il soffio vitale di origine divina che rendeva tali gli esseri viventi.
Osservando e descrivendo gli alveoli, Malpighi non soltanto svela la vera natura dei polmoni ma porta a conclusione la teoria di William Harvey, strenuo oppositore del sistema galenico. Se secondo la medicina tradizionale, infatti, il sangue era prodotto dal fegato e poi consumato da tutte le altre parti del corpo. Ma con la scoperta dei capillari e della loro funzione, Malpighi risolse il mistero del sistema circolatorio, dimostrandone la natura di struttura chiusa.
Una scoperta straordinaria che stravolgeva la conoscenza medica e la spingeva freneticamente verso il futuro, ma che pure si scontrava con il muro di conservatorismo del corpo docenti dello Studium bolognese. Per quattro anni, dal 1662 al 1666, si spostò a Messina, dove insegnò all’Università e continuò le sue ricerche con grandissimi risultati, tra nuove scoperte – come la prima osservazione dei globuli rossi – e pubblicazioni. Ma anche lì l’ambiente non era favorevole alle nuove idee dello scienziato che, di nuovo, tornò allo Studium di Bologna. In quel periodo diventò anche un medico molto richiesto, cambiando radicalmente il suo status sociale ed economico.
Gli anni che seguirono furono quelli che consacrarono le sue ricerche al successo internazionale, soprattutto grazie alla nuova collaborazione con la Royal Society di Londra, che pubblicò tutte le sue opere a partire dal 1669. Malpighi non si occupò solo di anatomia ma, negli anni seguenti, si avvicinò anche alla botanica e all’embriologia, continuando con il metodo dell’osservazione microscopica e aprendo nuovi sentieri alla ricerca scientifica.
Nonostante questo successo – che culminerà nel 1687 con la pubblicazione della sua Opera Omnia per la Royal Society – Malpighi continuò a essere bersaglio di critiche ferocissime, anche attraverso la pubblicazione di libri come quello, anonimo ma chiaramente scritto da Giovanni Girolamo Sbaraglia.
Pochi anni dopo, nel 1691, il nuovo papa Innocenzo XII, al secolo Antonio Pignatelli, cardinale legato di Bologna e amico di Malpighi, gli chiese di assumere il ruolo di archiatra a Roma, ma gli concesse comunque di lavorare liberamente come medico nell’Urbe. Quello del papa era un invito impossibile da rifiutare e Malpighi lasciò la sua Bologna con riluttanza, nonostante il prestigio della nomina e la soddisfazione di vedere i suoi nemici di sempre subire una sconfitta eclatante.
Il suo soggiorno a Roma durò poco: nel 1694 due colpi apoplettici a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro stroncarono il ricercatore. Malpighi riposa nella Chiesa dei Santi Gregorio e Siro a Bologna e tre anni dopo, grazie al lavoro del fratello Bartolomeo, venne pubblicata la sua Opera posthuma.
Malpighi fu uno scienziato coraggioso, pronto a sfidare le idee dominanti, e un ricercatore innovativo, che stravolse le conoscenze del suo tempo aprendo la strada al lavoro degli anatomisti e medici che avrebbero continuato il suo lavoro. La sua straordinarietà, nonostante la foga degli oppositori, venne subito riconosciuta anche dai contemporanei, che vedevano nei suoi successi la scoperta di nuovi, minuscoli mondi celati all’interno delle strutture dei corpi e della vita.