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Burattini bolognesi: le teste di legno che raccontano la città

Dalle piazze medievali ai teatrini di oggi, l’arte burattinaia continua a incantare generazioni

Saranno pure delle teste di legno, ma i burattini bolognesi, tra le eccellenze De.Co. per il loro carattere identitario e la loro appartenenza alla storia locale, sono una delle tradizioni del territorio più amate, tanto da meritare un posto tutto loro nel calendario: il 2 dicembre è, infatti, la Giornata del Burattino Bolognese.

La scelta non è casuale: nello stesso giorno si celebra l’anniversario della nascita di Filippo Cuccoli, celebre burattinaio che ha canonizzato la tradizione di quest’arte centenaria.

I primi spettacoli di burattini sono attestati già in epoche antichissime, ma è tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento che le caratteristiche di questa forma teatrale si definiscono sempre di più, iniziando a plasmare quella stessa struttura che possiamo ritrovare ancora oggi negli spettacoli.

Artisti girovaghi e giullari mettevano in scena con i loro burattini, allora come oggi fatti di legno e stoffa, rappresentazioni il cui tono variava dal comico al religioso, spesso durante le feste o le fiere di piazza.

Si trattava di spettacoli semplici, spesso improvvisati, ma amatissimi dal pubblico tanto da diventare un appuntamento fisso in ogni occasione di festa. I personaggi non erano ancora quelli fissi e ben caratterizzati che conosciamo oggi ma, spesso in interazione con il pubblico, davano comunque vita a siparietti comici - o pungentemente satirici - che li rendevano apprezzabili dai più piccoli come dagli adulti.

Anonimo bolognese della metà del XVIII secolo - Piazza Maggiore con cantastorie e burattini - olio su tela - Quest'opera, esposta al Museo della Storia di Palazzo Pepoli, mostra una scena della vita urbana del '700: una folla radunata davanti a un teatrino ambulante di burattini.

A Bologna, dalla fine del Seicento in particolar modo, il teatro dei burattini conosce uno sviluppo straordinario, e la città diventa uno dei principali centri italiani per questo genere di spettacoli. È in quest’epoca che i personaggi assumono nomi, fisionomie e caratteri ben definiti e riconoscibili, mentre le famiglie d’arte consolidano la pratica burattinaia: dalla creazione dei burattini alla loro manipolazione, le tecniche di recitazione e d’improvvisazione.

Tra questi, ricordiamo i più popolari: lo schietto e furbo Fagiolino, la cui data di nascita risale tra il Sette e l’Ottocento, esemplare uomo del popolo, e il suo inseparabile compagno Sganapino, più ingenuo e bonario. Bolognese fino al midollo è anche il Dottor Balanzone, l’avvocato - figura mutuata dalla commedia dell’arte - che sul palco dei burattini si trasforma in un uomo tanto erudito quanto pedante. Ci sono poi il povero Flemma, vittima designata per i migliori scherzi, Sandrone e la bella Isabella, che porta sensibilità e saggezza nella trama delle vicende messe in scena.

Ma i burattini sarebbero poca cosa senza i loro teatrini, e dall’Ottocento, infatti, si iniziano a costruire piccole sale dedicate agli spettacoli, con palcoscenici meno arrangiati e sempre più simili a quelli a grandezza naturale. Questi primi teatrini sorgevano spesso vicino alle osterie ed erano luogo di satira politica e critica sociale. Erano i burattini a commentare la vita quotidiana, nel bene e nel male: eventi mondani, tensioni e riforme politiche, cambiamenti urbanistici, pettegolezzi e tutto quello che accadeva tra le strade di una città. Prima delle radio - e molto prima delle TV - i burattini sono stati una delle forme di intrattenimento popolare più amate e conosciute.

Nel Novecento, però, con l’arrivo delle nuove tecnologie, i burattini conoscono alterni momenti di crisi. Questi hanno tuttavia il merito di catalizzare rinnovamento e nuove idee: il linguaggio teatrale cambia e si fa più raffinato ed educativo, più mirato al pubblico infantile, mentre si sperimentano nuove tecniche e nascono collaborazioni con enti pubblici e privati. Negli anni della guerra e del dopoguerra, i burattini rappresentano non soltanto una forma di intrattenimento, ma un vero e proprio strumento utile al benessere della comunità, capaci di portare leggerezza e convivialità persino nei momenti più drammatici.

Oggi, l’arte burattinaia è molto più che un retaggio del passato: nascono nuove compagnie, spazi specializzati, scuole teatrali che si occupano di formare gli animatori, mentre la storia, le tecniche di costruzione e di animazione diventano oggetto di studio di storici, etnografi e pedagogisti. I Burattini Bolognesi hanno conquistato il riconoscimento De.Co., pietra miliare nella loro lunghissima storia che sancisce il loro ruolo di bene culturale e identitario della città. Ancora oggi, come secoli fa, Fagiolino, Sganapino e Balanzone divertono ed emozionano il pubblico di tutte le età, e continuano a raccontare le paure, i sogni e le speranze dell’animo umano.

E infine… vi siete mai chiesti da dove viene il termine burattino? Ai tempi della nascita delle nostre adorate teste di legno, uno degli strumenti indispensabili in cucina era il buratto, un ritaglio di stoffa grezza, a trama abbastanza larga da poter essere usata per setacciare la farina. Stoffa di poco valore, dunque, che poteva essere facilmente reperita e usata anche per “vestire” le figurine che venivano impiegate per gli spettacoli di piazza. Naturalmente, col passare del tempo, il buratto è stato sostituito dal setaccio, mentre il nome “burattino” è rimasto a designare quelle creaturine di legno e stoffa che ancora oggi hanno tanto da raccontare.

Oggi, proprio all’interno di Palazzo Pepoli, ha sede il Teatro e Laboratorio di Burattini a Bologna, una delle realtà più importanti dedicate alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’arte secolare dei burattini. Qui tradizione e creatività si incontrano: il laboratorio continua a custodire le tecniche artigianali di un tempo, mentre il teatro propone spettacoli e attività che avvicinano grandi e piccoli a un patrimonio culturale unico, profondamente radicato nella storia della nostra città.

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