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Storia della famiglia Pepoli

Il nome della famiglia Pepoli si è fatto strada, dal XI secolo a oggi, tra le pagine della storia di Bologna e non solo

Abbiamo già parlato di Taddeo Pepoli, di come fondò il Palazzo che oggi ospita il Museo della Storia di Bologna, e del ruolo che ebbe nella storia della città.

Ma quella dei Pepoli è una famiglia antica, e se pure le prime attestazioni certe e documentate risalgono al Duecento, esistono notizie ancora precedenti che spingono indietro la loro origine fino alla fine del XI secolo.

I Pepoli sono originari di Salaustra, un comune dell’imolese nei pressi di Dozza, ed è solo dal XIII secolo che la loro presenza si impone a Bologna, proprio con Romeo Pepoli, padre di Taddeo. Le loro proprietà si trovavano nella zona del Cambio, l’attuale piazza della Mercanzia, e iniziarono la loro lunga e fortunata storia dapprima come commercianti di stoffe e, in seguito, come banchieri. Il successo di queste attività fu tale che in breve tempo la famiglia diventò tra le più ricche di Bologna se non d’Italia, vantando proprietà fino in Puglia e in Sicilia, e alle attività commerciali si intrecciavano i ruoli istituzionali all’interno del Comune.

Come sappiamo, Taddeo volle marcare e mostrare la grandezza della sua famiglia con la costruzione del Palazzo, un fortino che si ergeva a pochi passi dal luogo dove i suoi antenati avevano gettato le basi di tale grandezza. Ma la sfacciata esibizione di potere di Taddeo si distaccava completamente dal modus operandi di suo padre Romeo, e del nonno Zerra prima di lui.

Dal punto di vista più strettamente politico, durante il Medioevo i Pepoli si schierarono con la fazione guelfa e arrivarono a capeggiarla sotto l’insegna degli “scacchesi”, nome che si rifà proprio al loro stemma di famiglia. Ma era anche grazie all’attività di prestito del denaro – iniziata da Zerra, che faceva prestiti agli studenti dell’Università – che Romeo Pepoli guadagnava potere e stringeva alleanze, sempre senza esporsi eccessivamente. Romeo aveva capito che elargendo prestiti e creando legami con altre famiglie importanti attraverso il matrimonio, poteva ottenere molti più vantaggi – e molti meno rischi – che con le dichiarazioni pubbliche di appartenenza politica. Il suo modo di muoversi era cauto e misurato: nel 1280 si unì in matrimonio con Azzolina Tettalasini, la cui famiglia faceva parte dell’alleanza guelfa, ma fece sposare la sorella Giovanna con Giacomo Caccianemici, ghibellino, per mantenere una situazione di comodo all’interno delle lotte tra fazioni.

La cautela di Romeo venne meno proprio a causa delle ambizioni proiettate sul figlio, cosa che, come abbiamo visto in un nostro precedente articolo , gli valse l’esilio. Ma anche in quegli anni difficili i Pepoli non si trovarono isolati. All’epoca creare una rete di alleanze non era soltanto un’usanza comune, era la conditio sine qua non per mantenere status, ricchezze e potere. Le famiglie legate ai Pepoli per matrimonio o alleanze familiari erano numerose e durante l’esilio Romeo riuscì a ottenere sostegno sia a Ferrara sia in Romagna, e quando Taddeo e i suoi fratelli ingaggiarono battaglia per provare a rientrare a Bologna, ricevettero aiuto anche da famiglie di fede ghibellina. Gli anni tra l’esilio e la fondazione del Palazzo furono caotici, attraversati da battaglie, alleanze e giochi politici che miravano a ricomporre lo scacchiere della città.

Nel percorso museale di Palazzo Pepoli non poteva certo mancare un angolo dedicato alla storia dei primi signori di Bologna…

La signoria Pepoli durò ancora pochi anni: nonostante Taddeo, a dispetto degli eventi rocamboleschi che precedettero la sua presa di potere, avesse governato con misura mantenendo pace e prosperità per la città, i figli Giacomo e Giovanni non riuscirono a mantenere il governo. Nei tre anni in cui furono signori di Bologna, dal 1347 al 1350, la città venne flagellata dalla peste e i Pepoli si trovarono al centro di tumulti politici che coinvolgevano un’area geografica molto più ampia della città.

Prima di morire, Taddeo aveva stretto un accordo con i Visconti, famiglia nobile di Milano, per garantire la pace con la città lombarda. Quando nel 1347 dalla sede papale di Avignone si progettò di restaurare il dominio della Chiesa sulla Romagna e su Bologna, i bolognesi si mostrarono ostili nei confronti del rettore del papa. Questi fece prigioniero Giovanni Pepoli, costringendolo così a chiedere aiuto agli alleati milanesi. I Visconti lo liberarono dietro richiesta di un notevole compenso economico e Giovanni, ritrovatosi in una situazione economica al limite del disastroso, risolse il problema vendendo loro di fatto il governo della città. Iniziava così per Bologna l’epoca delle signorie straniere.

La storia della famiglia Pepoli però continua. Alcuni nomi spiccano durante il Risorgimento, tra cui quello di Carlo Pepoli, poeta, deputato del Regno di Sardegna e senatore del Regno d’Italia. Tra il 1830 e il ’31 partecipò ai moti mazziniani in Romagna e per questo fu costretto a spostarsi a Parigi. Militò nella Legione straniera e, accanto alla breve carriera militare, continuò a scrivere poesie che vennero musicate, tra gli altri, anche da Gioacchino Rossi, e collaborò a l’Exilé, un giornale gestito da emigrati italiani. Fu amico di Giacomo Leopardi e, rientrato in Italia, diventò sindaco di Bologna dal 1862 al 1866. In quegli anni contribuì alla collezione dell’Archiginnasio donando una cartella di disegni riguardanti l’architettura bolognese nota come “Cartella Giordani”. Anche il cugino Achille ebbe una certa fama, grazie al matrimonio con la contralto Marietta Alboni.

Le vicende matrimoniali dei Pepoli si intrecciano con i nomi più famosi della storia, come quando Guido Taddeo Pepoli sposò Letizia Murat, nipote di Napoleone. Loro figlio, Gioacchino Napoleone Pepoli, marito della principessa Federica di Hoenzollern e cugina del Re di Prussia, visse anche lui l’esilio dopo i moti del 1848 e, in seguito all’unità d’Italia, divenne sindaco di Bologna, ministro dell’agricoltura, industria e commercio, e senatore. Alla morte di Gioacchino Napoleone, che non lasciava eredi diretti, rimase in vita un solo ramo della famiglia, che, nel 1948, lasciò Bologna per trasferirsi a Roma. È qui che oggi vive l’attuale capo della casata, il conte Antonio Pepoli.

Un altro ramo della famiglia è invece presente in Sicilia già dai tempi di Federico II, grazie a Sigerio Pepoli, inviato nell’isola come cavaliere a servizio dell’imperatore. Nel XVI secolo i Sigerio aggiunsero “Pepoli” al loro cognome diventando prima Sieripepoli, e poi Sieri Pepoli, baroni del feudo Rabici, nel trapanese. La loro storia in Sicilia è legata soprattutto a Erice, dove venne edificata Torretta Pepoli, a fianco del Castello di Venere, tra il 1872 e il 1880. Ed è grazie a Agostino Sieri Pepoli, nato a Trapani a metà dell’800 e noto per la sua attività di mecenate, che Palazzo Pepoli torna a essere di proprietà della famiglia a cui deve il nome e viene restaurato. Agostino fu anche promotore della nascita, a inizio ‘900, del Museo Regionale Pepoli di Trapani.

La storia della Famiglia Pepoli comincia a Bologna e si intreccia con secoli di storia del nostro paese e ne attraversa, da nord a sud, tutta la geografia. Oggi la loro memoria è custodita nei palazzi e nei musei che arricchiscono le nostre comunità e accolgono visitatori e viaggiatori.

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