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A pochi passi dalle Due Torri, nel cuore del centro storico della città, sorge Palazzo Pepoli. Oggi sede del Museo della Storia di Bologna, la sua è una storia complessa, segnata da passaggi di proprietà e di cambiamenti funzionali tra i più estremi e imprevedibili.
Il nucleo originale del palazzo viene fondato nel 1344 quando Taddeo Pepoli, accorpando alcune proprietà di famiglia situate in via Castiglione, decide di creare non solo una dimora imponente e signorile per la sua famiglia, ma di dar vita a un simbolo che rappresentasse la ritrovata grandezza e il potere economico e politico dei Pepoli.
Un paio di decenni prima, nel 1321, nonostante le grandi ricchezze e le accurate strategie politiche portate avanti per decenni, Romeo, padre di Taddeo, era stato costretto all’esilio. Con lungimiranza, però, aveva già iniziato a piantare i primi semi di quel progetto che vedeva Taddeo come erede della famiglia. Infatti, al potere economico e alle alleanze politiche, Romeo aveva accostato anche una precisa strategia matrimoniale che ancorava i Pepoli ad altre potenti famiglie bolognesi. Inoltre, aveva guidato il figlio verso un percorso di studi adeguato a quello che sarebbe stato il suo futuro ruolo, garantendogli così la stabilità sociale e politica necessaria a diventare signore, de facto, della città.
Ma era stata proprio quella brama di potere a portare Romeo all’esilio: nel 1320 il conseguimento della laurea in diritto civile di Taddeo veniva celebrato pubblicamente, con una tale partecipazione della cittadinanza da oscurare ogni precedente assimilabile, e da portare le famiglie avversarie a rivoltarsi contro i Pepoli – che avevano utilizzato i fondi economici della città per la loro glorificazione personale – e a costringerli all’esilio.
Dal rientro a Bologna nel 1328, Taddeo fu protagonista controverso di una serie di alleanze traballanti, congiure e rivolte, indirizzate al consolidamento della sua posizione. Ma la sua immagine pubblica era diametralmente opposta: agli occhi della cittadinanza si dimostrava un abile magistrato capace di mediare le tensioni, un portatore di stabilità e prosperità.
È su questa scena che si inserisce la fondazione di Palazzo Pepoli, che restituisce alla città un’immagine simmetrica a quella del suo signore: una struttura severa, imponente e inespugnabile, chiusa da ponti levatoi e circondata da un fossato, simbolo della saldezza del suo dominio. Negli anni immediatamente successivi, la struttura del palazzo continua ad espandersi oltre il nucleo originario, accorpando agli spazi che corrispondono oggi ai numeri civici 6 e 8, anche il numero 10.
Il dominio di Taddeo segnò effettivamente un periodo di tranquillità e pace per Bologna e i bolognesi seppero dimostrargli devozione anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1347, con una solenne sepoltura in San Domenico. Da quel momento, con il benestare del Consiglio del Popolo, la signoria della città passa ai figli Giacomo e Giovanni, che perdono però il potere nel 1350 in favore dei Visconti di Milano. Ai Pepoli resta per decenni la capacità di occupare ruoli istituzioni importanti, ma mai centrali come all’epoca di Taddeo.
La storia di Palazzo Pepoli continua incurante del destino dei suoi fondatori, trasformandosi di secolo in secolo, tanto nella sua architettura quanto nel suo ruolo all’interno della vita cittadina…