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Palazzo Pepoli – La storia recente

La signoria dei Pepoli finisce ma la storia del palazzo va avanti, tra restauri, passaggi di proprietà e di funzione, fino a diventare la sede del Museo della Storia di Bologna

Avevamo lasciato Palazzo Pepoli nelle mani di Giacomo e Giovanni, figli di Taddeo, che presero possesso della dimora alla morte del padre, nel 1347, e che tre anni dopo divennero, con il consenso del Consiglio del Popolo, signori di Bologna. La loro carica, come sappiamo, durò poco e i Pepoli non furono mai più signori della città, ma il palazzo continuò ad essere di proprietà della famiglia per dieci anni.

Nel 1360 la Santa Sede confiscò Palazzo Pepoli e lo assegnò alla Camera Apostolica, un evento che si accompagnava alle burrascose vicende del primogenito di Taddeo. Infatti, nel 1351 Giacomo era stato accusato dai Visconti di Milano di tramare ai loro danni insieme ai fiorentini, con l’intento di riottenere il controllo di Bologna. Forti di questa convinzione, i Visconti presero il controllo delle proprietà dei Pepoli e lo condannarono all’ergastolo, che fu costretto a scontare a Milano.

Contro ogni aspettativa, l’accusa non coinvolse il fratello Giovanni che, anzi, nello stesso anno entrò a servizio dei Visconti con incarichi di grande rilievo, continuando a lavorare lontano dalla sua città per tutta la vita. Giacomo invece ottenne il perdono nel 1354 e rientrò in possesso delle sue proprietà, anche se solo per sei anni.

La Camera Apostolica, ottenuto il controllo, trasformò Palazzo Pepoli nella sede del Collegio Gregoriano, e tale rimase per più di un secolo.

Fu solo nel 1474 che il palazzo tornò dai suoi legittimi proprietari, la discendenza dei Pepoli, che continuarono a modificarne e accrescerne la struttura: l’ultima ala aggiunta risale al 1723.

In questa foto d’epoca si vedono – sopra le merlature di Palazzo Pepoli – i comignoli da cui usciva il fumo della Fonderia, ospitata all’interno del palazzo dal 1861 al 1898.  

Il Palazzo rimase tra le mani della famiglia fino al 1887 quando Ferdinando Pepoli, l’ultimo discendente maschio di Romeo e Taddeo, vendette l’edificio ad Agostino Pepoli, conte trapanese appartenente a un ramo secondario della casata. Nella seconda metà del XIX secolo, il palazzo aveva perso prestigio, ed era diventato persino sede della Fonderia.

Agostino morì il 23 marzo 1910 e nel suo testamento esprimeva il suo desiderio di ridare lustro alla sede della sua casata: infatti, lasciava la sua porzione del palazzo e i beni che vi erano conservati in eredità al Comune di Bologna, a condizione che questo lo trasformasse in un Museo aperto al pubblico e intitolato alla famiglia Pepoli.

Nel 1913 però, alla vigilia della Prima guerra mondiale, il Comune trasferì la collezione libraria dei Pepoli alla biblioteca comunale e, nel 1914, vendette il palazzo alla Cassa di Risparmio, che ne aveva già acquisito le parti rimanenti dagli altri proprietari privati.

Il periodo del primo dopoguerra è parco di avvenimenti degni di nota, ma negli anni ’30 del ‘900 Palazzo Pepoli fu uno degli edifici interessati dai lavori di restauro eseguiti dal Comitato per Bologna Storica e Artistica. Si trattava di un’associazione fondata per rimediare alle demolizioni e agli sventramenti attuati a seguito del piano regolatore del 1889 che vide, tra gli altri, pesanti interventi sulla cinta muraria e sulla zona del mercato, tra le due Torri e Palazzo Re Enzo, e l’abbattimento di sei torri.

A sovrintendere i lavori di restauro degli anni ’30 fu l’ingegnere Guido Zucchini, che all’epoca del PGR era stato collaboratore di Alfonso Rubbiani che, nella diatriba nata quarant’anni prima sugli interventi da eseguire sull’urbanistica della città, aveva mantenuto un ruolo più conservatore ma non era riuscito a salvare molte delle strutture demolite.

Dalla Seconda guerra mondiale fino ai primi anni Duemila, Palazzo Pepoli perde il suo ruolo centrale, diventando per un certo periodo persino la sede di una tipografia. È solo nel 2003 che viene acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. In quell’anno l’architetto Mario Bellini vince il concorso per la creazione del Museo di Storia della città di Bologna, la cui destinazione sarebbe stata, appunto, Palazzo Pepoli. Bellini modernizza gli interni del palazzo, coprendo la corte medioevale e inserendo al centro una torre di vetro, contenente scale ed ascensori – la Torre del Tempo – trasformando così quest’area nel centro del museo, attorno a cui si raccoglie la ricca collezione di reperti e artefatti ad oggi destinata ai visitatori: il percorso museale, in primo luogo, il cui allestimento è curato da Bellini stesso.

Dalla corte coperta, inoltre, si accede alle diverse sale per conferenze e concerti, gli uffici, il bookshop, la caffetteria e gli angoli in cui i visitatori possono sentirsi accolti. Gli spazi di Palazzo Pepoli, così ricchi di storia e cultura, sono oggi un luogo tutto da vivere per la cittadinanza e i turisti.

La foto storica di Palazzo Pepoli presente in questo articolo è tratta dal sito Storia e Memoria di Bologna.

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