
Il suono di Bologna
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Il prossimo 7 agosto si celebrano i 250 anni dalla nascita di Maria Brizzi Giorgi, musicista bolognese di straordinario successo vissuta a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento. Maria fu una compositrice, improvvisatrice e virtuosa del clavicembalo e del forte-piano. Eppure, nonostante la sua fama e la sua importanza nella storia della musica italiana ed europea, Maria è stata dimenticata per decenni. Le sue composizioni sembravano perdute per sempre, fino a che il romanzo della sua vita non si arricchisce, quasi due secoli e mezzo dopo, di un altro eccezionale capitolo: quello che racconta la sua riscoperta.
Nella primavera del 2011, infatti, il libraio antiquario di Bologna Loris Rabiti si trova a curiosare in un mercatino di antichità. Per caso, trova un fascicolo di spartiti su cui legge Marcia della Cittadina Giorgi e, incuriosito dalla straordinarietà di quel femminile – la Cittadina – associato a una musica militare di epoca giacobina, lo acquista.
Da quel momento, inizia un lavoro di ricostruzione che restituisce al pubblico la storia di Maria Brizzi Giorgi, raccolta nel suo saggio Il tocco di Polimnia.
Nata in una famiglia di musicisti, Maria rivela presto il suo talento. Eccelle nel canto eppure, a causa del suo fisico troppo fragile, è costretta e rinunciarvi e si dedica, quindi, allo studio del contrappunto, della composizione e all’esercizio con gli strumenti musicali. Il suo desiderio era quello di poter vivere della sua musica. A nove anni è già un’eccellente pianista e tre anni dopo viene chiamata come prima organista e direttrice di coro nel convento di S. Bartolomeo ad Ancona.
Maria però non si culla dei suoi successi, né degli obiettivi già raggiunti: qualche anno dopo ritorna a Bologna dove continua a studiare musica anche dopo aver sposato, nel 1794, un appassionato rivoluzionario, l’avvocato Luigi Giorgi.
Le fonti a lei contemporanee la descrivono come una giovane donna determinata e bellissima, con “occhi neri lampeggianti”, talentuosa e passionale. E in effetti, nella sua epoca, Maria Brizzi Giorgi fu un’artista riconosciuta negli ambienti più esclusivi tanto quanto in quelli più popolari: abbiamo articoli di giornali dedicati a lei, recensioni dei suoi concerti, testi celebrativi – tra cui quelli scritti subito dopo la sua morte – e persino componimenti poetici.
Apprezzata da musicisti del calibro di Muzio Clementi e Franz Joseph Haydn, Maria Brizzi Giorgi fu nominata membro onorario dell’Accademia Filarmonica “per l’arte del suono del pianoforte” e, insieme a suo marito, diede vita a un molto apprezzato salotto musicale, l’Accademia Polimniaca – attiva dal 1806 al 1809 – da cui deriva anche il suo epiteto “Polimnia”.
Qui Maria si esibisce insieme ad altri musicisti di Bologna e agli artisti che si trovavano in visita alla città, suona davanti ai nobili che possono così apprezzare le sue doti di pianista e danza con grazia durante i balli che concludono le serate dell’alta società bolognese.
L’Accademia Polimniaca è anche il nido da cui spicca il volo un grande nome della musica italiana: è il 31 luglio 1806 quando Gioachino Rossini conclude le sue esibizioni come cantante, e il 23 dicembre 1808, a soli sedici anni, esordisce sempre all’Accademia come concertista, presentando, insieme a Maria Brizzi Giorgi, una sua sinfonia composta per l’occasione che prenderà poi il nome di “Sinfonia di Bologna”.
La chiusura dell’Accademia non si deve a una qualche crisi o a una mancanza di successo. Con la nascita della “Nuova Società del Casino”, un importante circolo borghese che univa accademie musicali e letterarie e che era sede di feste e balli esclusivi, entrambi i coniugi Giorgi furono coinvolti nel progetto: Luigi era tra i fondatori e Maria nella direzione delle serate musicali, con Francesco Sampieri e Teresa Albergati.
Ma, soprattutto, Maria Brizzi Giorgi fu la prima donna a comporre musiche militari e, poco più che ventenne, nel 1797, si fece conoscere in tutta Europa per aver composto l’“Inno al generale Bonaparte”, eseguito in presenza di Napoleone e della sua famiglia. Che la musica di una giovane così straordinaria accompagnasse le marce dell’esercito a Bologna era una circostanza che già all’epoca colpì l’immaginario non solo delle frange più rivoltose della popolazione, ma anche degli ambienti più conservatori e contrari alle idee giacobine.
Infatti, alla sua precoce morte, l’Accademia commissiona allo scrittore Pietro Giordani un elogio funebre per celebrare la sua memoria. Giordani, nonostante le sue idee non fossero troppo vicine a quelle di Giorgi, scrive “Bello a vedere fu per due anni l’armata bolognese muoversi à passi militari colla musica d’una bella giovine di vent’anni; bello a udire che la musica di lei salutasse le prime prodezze della milizia italiana”.
Maria Brizzi Giorgi, durante i suoi anni di attività, ebbe un successo che potremmo paragonare a quello delle dive dei nostri giorni. E, proprio come accade a ogni personaggio di grande fama, il suo nome veniva associato tanto alle celebrazioni e all’affetto dei suoi ammiratori, quanto agil scandali e alle calunnie. Soprattutto per via del suo forte posizionamento politico. Morta di parto nel gennaio del 1812, a soli trentasei anni, divenne subito dopo vittima di accuse infamanti circa le legittimità del bambino che le era sopravvissuto, ma anche di critiche sulla sua enorme visibilità pubblica, così poco comune per una donna.
Rabiti, ricostruendo la sua storia e studiando le fonti sulle quali imbastisce il racconto, suppone che l’oscurità che ha avvolto la figura di Maria Brizzi Giorgi non sia da interpretare come una forma di damnatio memoriae ma, banalmente, frutto di uno scarso interesse degli storici degli ultimi secoli. Come toccato in sorte a molte donne straordinarie, Maria ha pagato il suo essere nata femmina con la condanna all’oblio da cui, solo di recente, è riuscita a sottrarsi.
Certo è che, nonostante il suo essere stata una figura divisiva, l’eccezionalità di Maria Brizzi Giorgi fu riconosciuta anche da chi, come Giordani, non ne condivideva le idee politiche. Quando racconta gli ultimi giorni di vita della compositrice ci mostra una scena straordinaria: Maria, provata dalla sua terza gravidanza, si alza all’improvviso per andare al pianoforte, e chiede a Teresa – sua figlia, all’epoca adolescente, anche lei dotata di grande talento musicale – di trascrivere la musica che stava suonando. È grazie a Teresa, dunque, che abbiamo prove delle grandi doti di improvvisatrice di Maria. Il brano, che si intitola “Squarci di musica suonati all’improvviso…”, è una variazione estemporanea di una delle arie che aveva suonato durante uno dei suoi concerti con Niccolò Paganini. Poterla ascoltare, ancora oggi, ci permette di immaginare la magia di quelle serate che entusiasmavano il pubblico della Bologna di primo Ottocento e che trasformarono Maria Brizzi Giorgi in una delle donne più famose e apprezzate dell’epoca.
Le immagini di questo post sono tratte dal sito Storia e Memoria di Bologna.