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La Bologna di Andrea Pazienza

Pazienza fu una vera – forse la prima – rockstar del fumetto italiano. Nelle sue tavole, Bologna trova la sua consacrazione come città immortale di una generazione arrabbiata e affamata di vita e futuro

La città universitaria per eccellenza, che negli anni è stata attraversata da migliaia di studentesse e studenti, da giovani che hanno scelto le sue strade e le sue piazze come sfondo su cui ambientare gli anni più belli della loro vita, Bologna è inevitabilmente una delle città italiane più legate al mondo dell’arte e della cultura underground: e non soltanto grazie all’Accademia di Belle Arti, la prima nel nostro paese ad aprire vent’anni fa un corso di Fumetto e Illustrazione, ma anche per merito di un personaggio d’eccezione. Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, infatti, la città felsinea si è fatta casa per uno degli artisti italiani più popolari e controversi degli ultimi decenni, il fumettista Andrea Pazienza.

Nato nel 1956 a San Benedetto del Tronto, si trasferisce nel 1974 a Bologna per iscriversi al DAMS e qui inizia il periodo della sua vita che lo trasformerà in una leggenda della cultura pop. Pazienza decide di ambientare a Bologna molte delle sue storie più celebri negli anni delle contestazioni studentesche, come Le straordinarie avventure di Pentothal, il suo primo lavoro pubblicato proprio negli anni ’70. Arriva poi il turno di una figura iconica come Zanardi, simbolo del malessere giovanile della generazione cresciuta negli anni ’80: un personaggio perfido, senza morale, attanagliato da un vuoto interiore impossibile da colmare, che tira schiaffi in faccia alla società che l’ha prodotto. Anche Gli ultimi giorni di Pompeo, l’opera forse più matura, dolorosa e autobiografica di Pazienza vede immancabilmente sullo sfondo la città di Bologna.

Fumettista, pittore, scrittore, poeta: Andrea Pazienza era un artista completo che ha prestato, nel corso degli anni, la sua matita non soltanto alle pagine a fumetti per cui è famoso in tutto il mondo, ma anche a calendari, copertine di album musicali, locandine cinematografiche, e poi poster e illustrazioni per articoli, soprattutto realizzati in collaborazione con amici artisti.

Un giovanissimo Andrea Pazienza nel 1981 – fonte immagine: Wikipedia

Il suo talento e la sua unica e personalissima prospettiva sul mondo sono stati messi a disposizione anche dell’insegnamento, prima alla Libera Università di Alcatraz di Dario Fo e poi, nel 1983, di nuovo a Bologna alla Scuola di Fumetto e Arti Grafiche Zio Feininger, insegnando tra gli altri al fianco di un mostro sacro del fumetto come Magnus.

Pazienza non è mai stato un genio incompreso e sottovalutato, e anzi, sia il suo successo sia le sue parole hanno sempre testimoniato una lucida percezione del suo valore di artista e di rivoluzionario. La sua personalità profonda e complessa si rispecchia nell’enorme varietà di stili e tecniche usata nelle sue opere. Come fa dire a Penthotal: «E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine.»

In pochi anni, Andrea Pazienza ha realizzato una quantità incredibile di storie, illustrazioni e dipinti. Seppure la sua anima punk – perfettamente incarnata da Zanardi – non amasse rispettare le scadenze, la sua mano era rapidissima, precisa, straordinariamente produttiva. E la sua fama fu altrettanto veloce e immediata: in quel mondo che rifletteva l’ultima ondata punk e arrabbiata che arrivava dritta da Londra, e che alimentava una generazione di giovani voraci di esperienze e di eccessi, Pazienza viene travolto dalle droghe, a cui si deve la sua scomparsa prematura nel 1988.

Di lui ci resta un vero e proprio mito, l’emblema di una generazione come non ce ne sarebbero più state, e il ritratto di una Bologna dai tratti onirici, quasi lisergici, riconoscibile nelle architetture che si allungano e deformano ma che rimangono fedeli all’esperienza reale della città. Vicoli, portici, portoni della zona universitaria e del centro storico, piazza Verdi e le serate al Pratello, le case – tra cui quella di via Emilia Ponente, dove una targa ancora lo ricorda – le trattorie, le gallerie d’arte e le aule dove insegnò sono i luoghi tanto del giovane Pazienza quanto quelli di Zanardi, il suo alter-ego d’inchiostro. La mappa di una Bologna del passato che rimane nella memoria grazie ai suoi disegni.

L’immagine di copertina di questo articolo è tratta dal sito di Coconino Press.

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