
Il suono di Bologna
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A sud-ovest del territorio bolognese, sul colle della Guardia, si innalza il Santuario della Madonna di San Luca. Collegato alla città dal più lungo porticato del mondo, il santuario è diventato famosissimo nel corso del tempo grazie all’icona a cui deve il nome, una Madonna con Bambino, databile tra la fine dell’XII e l’inizio del XIII secolo, dipinta seguendo il canone e lo stile bizantino.
La storia di questo dipinto ci arriva dal XV secolo quando Graziolo Accarisi, un giurista bolognese, decide di mettere per iscritto le vicende, per come lui le conosceva, che portarono l’opera fino alla sua città. Secondo la tradizione, a Costantinopoli un pellegrino greco ricevette il dipinto, che si diceva fosse stato realizzato da San Luca Evangelista, dalle mani dei sacerdoti della basilica di Santa Sofia per portarlo, proprio come indicato in un’iscrizione sul dipinto stesso, sul “monte della Guardia”. Il pellegrino, pur non sapendo dove si trovasse il suddetto monte, si diresse in Italia, a Roma, e qui incontrò il senatore bolognese Pascipovero, che gli disse di recarsi a Bologna perché era lì che conducevano le parole dei sacerdoti bizantini. Giunto alla meta, il pellegrino fu accolto dall’amministrazione cittadina e il dipinto venne portato in processione fin sul colle dove tutt’oggi è custodito.
Come accade sempre alle leggende, anche quella della Madonna di San Luca nel corso del tempo si arricchì di dettagli e particolari: venne, ad esempio, stabilita come data di arrivo a Bologna il 1160; il pellegrino venne chiamato Eutimio (nome parlante, che si può tradurre come “di buon animo”) o Teocle Kmnya; in altre versioni, per l’ultima parte del viaggio venne sostituito dal vescovo felsineo Gerardo Grassi.
Se pure la storia non può fornirci fonti più attendibili sul dipinto, ci dà preziose indicazioni sull’origine del santuario, voluto dalla nobile Angelica Bonfantini che nel 1192 decise di ritirarsi in eremitaggio sul colle della Guardia e, in cambio della proprietà di alcuni terreni della famiglia, ottenne il supporto per la costruzione e il mantenimento di una chiesa e di un oratorio sul colle. Questa diventò presto una famosa e frequentata meta di pellegrinaggio e tale successo portò a una disputa tra Angelica e l’ordine presso cui aveva professato i voti, il ramo femminile dei canonici di Santa Maria in Reno.
Dal 1194, l’anno in cui venne posata la prima pietra della chiesa, fino al 1206, la controversia andò avanti, sentenza dopo sentenza, coinvolgendo persino il Vaticano. Alla fine, i canonici renani dovettero rendere i terreni, la chiesa e i relativi diritti ad Angelica. Quattro anni dopo, però, nonostante la vittoria, Angelica presentò una richiesta di risarcimento per i danni economici subiti a causa della lunga controversia con i canonici, tra cui figurava l’importante – seppur probabilmente gonfiata – cifra di mille lire per le mancate oblazioni, dato che ci dà un’idea dell’importanza che il santuario aveva per i fedeli del territorio e per i pellegrini che vi giungevano da più lontano.
Ma le sorti del santuario erano destinate a cambiare velocemente. Nel 1290 venne costruito il vicino santuario di San Mattia (distrutto nel 1357 e ricostruito nel 1376), gestito dallo stesso ordine di monache del Santuario di San Luca. La sua crescente fortuna e prosperità misero in ombra la vecchia meta di pellegrinaggio, che gli venne definitivamente assoggettata ed entrò in un periodo di decadenza.
| I dipinti esposti a Palazzo Pepoli raccontano i lunghi secoli di devozione verso la Madonna di San Luca e l’importanza che il Santuario ha per i Bolognesi |
A riportare in auge il santuario fu il cosiddetto miracolo della pioggia. La primavera del 1433 fu estremamente piovosa, tanto che si temeva che l’abbondanza di acqua potesse rovinare i raccolti, condannando la popolazione a una carestia. Graziolo Accarisi – l’autore della storia della Madonna di San Luca, di cui abbiamo parlato più su – propose allora alle autorità cittadine di portare l’icona sacra in processione per chiedere la grazia. L’idea si ispirava alla devozione che i fiorentini avevano per un altro dipinto attribuito al santo evangelista, la Madonna di Impruneta, a cui si rivolgevano in frangenti simili.
Il 5 luglio, quando il dipinto varcò l’ingresso della città, la pioggia cessò immediatamente. Bologna tutta rispose al miracolo con una festa di tre giorni, durante la quale la Madonna venne portata in processione per poi essere riaccompagnata al suo santuario. Da allora, viene rispettato il voto di ripetere ogni anno le celebrazioni per rendere grazie dell’aiuto divino.
Alla Madonna di San Luca è attribuito un altro miracolo, anche questa volta legato alla pioggia. Nel 1630 Bologna fu colpita da una tremenda pestilenza che uccise circa un terzo della popolazione e che sembrava inarrestabile. I cittadini si rivolsero alla Vergine e questa, quando scese dal colle, li aiutò con una pioggia che purificò la città e bloccò i contagi.
Dal Medioevo in poi il santuario non è stato interessato soltanto dagli eventi storici e politici e dall’avvicendarsi di diversi ordini monastici, ma anche da restauri e rinnovamenti che ne hanno stravolto la forma originale adattandolo ai gusti del tempo.
La sua forma attuale è il risultato di un intervento molto più drastico deciso nel 1723 che voleva armonizzare le precedenti aggiunte e modifiche, dando a tutto il complesso un aspetto più omogeneo e unitario. I lavori durarono ben 42 anni – durante i quali però fu comunque permesso ai pellegrini di visitare il santuario, grazie all’idea di erigere prima le mura del nuovo complesso e solo a lavori ultimati di abbattere la parte più antica che si voleva demolire – e il nuovo santuario venne inaugurato il 25 marzo del 1765. Gli ultimissimi lavori esterni vennero poi completati nel 1774.
Ecco perché, nonostante l’origine medievale, lo stile dominante del Santuario della Madonna di San Luca è quello barocco, con i suoi volumi dinamici creati dalle tante continue sporgenze e rientranze. Il corpo del vecchio monastero e il campanile sono invece incorporati nel lato meridionale della costruzione. L’ultimo grande intervento risale poi al secondo e terzo decennio del secolo scorso: si tratta della cripta costruita per volere del cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, dove sono ospitate la sua tomba monumentale e quelle delle famiglie che sostenettero la costruzione del santuario tramite donazioni. In questo luogo è anche possibile ammirare un modello in scala del Settecento che riproduce il santuario, il busto in cera dell’architetto Carlo Francesco Dotti che sovrintese ai lavori a partire dal 1723, oltre al manto e al baldacchino fiorito utilizzati per la processione dell’icona della Vergine.
Come dicevamo, la processione che accompagna l’icona della Madonna di San Luca dal suo santuario fino in città si svolge ogni anno fin dal Quattrocento. Anche in questo caso però ci sono stati dei cambiamenti nel corso del tempo e oggi le celebrazioni iniziano il sabato che precede la quinta domenica dopo Pasqua. Rimane però invariata l’usanza di far “scendere” la Madonna in città attraverso il Portico di San Luca scortata da una processione formata dal clero e dai fedeli. Attraversato il centro, l’icona raggiunge la cattedrale di San Pietro. Il mercoledì precedente l’Ascensione una seconda processione la accompagna alla basilica di San Petronio dove, dal 1588, viene impartita dal sagrato una benedizione a tutta la città. La domenica successiva, l’icona viene riaccompagnata al santuario, dove rimane per tutto l’anno ad accogliere i fedeli.
Nel corso della storia, soltanto in due occasioni non si è svolta la processione: nel 1849, durante l’occupazione austriaca del colle, e nel 1944, nel pieno della Seconda guerra mondiale. Anche durante il recente periodo pandemico – con le dovute precauzioni per tutelare la salute pubblica – la Madonna di San Luca è scesa in città tra i suoi fedeli.
La tradizione vuole che ogni anno, durante la settimana delle celebrazioni in onore della Madonna di San Luca, a Bologna piova. E ancora oggi i bolognesi sanno che in quei giorni conviene sempre tenere un ombrello a portata di mano…
L’immagine di copertina di questo articolo è tratta dal sito dei Portici di Bologna.