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"I De.Co. di Bologna: l'Aemilia Ars "

Il merletto di Bologna che ha incantato il mondo

A Palazzo Pepoli, Museo della Storia di Bologna, non poteva mancare una sezione dedicata al mondo del lavoro, a quel sapere che si è tramandato di generazione in generazione ed è giunto fino a noi, carico di tradizioni e di significati che disegnano il vero volto del territorio.

Uno dei più noti esempi delle eccellenze artistiche e artigianali della città viene dall’Aemilia Ars, la Società protettrice di arti e industrie decorative della regione emiliana, fondata nel 1898 da Alfonso Rubbiani, restauratore e letterato di Bologna, insieme al conte Francesco Cavazza.

L’intento iniziale era quello di rinnovare le arti applicate e decorative, recuperando il sapere della tradizione artigianale ed evitando che venisse schiacciato dall’incalzante e feroce industrializzazione. Già dal 1880 in Inghilterra esisteva la Arts and Craft, fondata da William Morris, il cui scopo era sottolineare come l’artigianato non fosse una mera produzione di oggetti, bensì una forma di espressione della creatività umana.

In continuità con le idee della società di Morris, l’Aemilia Ars si ispirò all’arte medievale e al suo modo di guardare alla natura, replicandone le forme e utilizzandole per le decorazioni floreali, vegetali e zoomorfe, a cui si aggiungeva un chiaro influsso dell’arte liberty.

L’Aemilia Ars riuscì ad avere un’influenza notevole sul panorama culturale e artistico del tempo, soprattutto sul lavoro di Achille Casanova, Alfredo Tartarini e Giuseppe Romagnoli, che si affiancarono a Rubbiani nel portare avanti questo progetto.

La sala allestita dall’Aemilia Ars per l’Esposizione Internazionale di Torino del 1902 ottenne grande successo e la giuria, al momento del conferimento del Diploma d’Onore, disse che «nella recente storia del movimento novatore dell’arte decorativa l’Aemilia Ars tiene rispetto all’Italia il posto medesimo che occupa l’Inghilterra in faccia al mondo». In queste parole da un lato troviamo l’importanza del lavoro di Rubbiani e dei suoi soci, dall’altro però si sottolineava quanto fosse ridimensionato il ruolo della Società rispetto alla sua controparte inglese. Anche da un punto di vista strettamente amministrativo l’Aemilia Ars – che aveva un capitale di L. 15.000 versato dal conte Cavazza – si poneva in quel momento più come un sodalizio tra amici che come un’impresa vera e propria.

Alcune delle creazioni dell’Aemilia Ars esposte a Palazzo Pepoli 

L’Aemilia Ars ebbe il merito inconfutabile di promuovere la collaborazione tra artisti e artigiani: tutti i pezzi prodotti avevano un’omogeneità stilistica tale da renderli inconfondibili e immediatamente riconoscibili. Purtroppo, gli obiettivi prefissati erano difficilissimi da raggiungere. Era infatti irrealizzabile l’idea di unire praticità ed estetica per la creazione, ad esempio, sia di mobili per le case più nobili e ricche, sia per quelli destinati alle abitazioni popolari. A causa di questo e di altre difficoltà di carattere economico, la società si sciolse nel 1903.

Prima però di mettere fine a un così ben riuscito esperimento di collaborazione e sperimentazione, perdendo un’idea che si era dimostrata molto valida benché forse non altrettanto ben orchestrata, si cercò una soluzione, provando a far sopravvivere le attività dell’Aemilia Ars a quella più di successo ed economicamente più sicura: la produzione di merletti e ricami.

Quello dei merletti era da sempre considerato un lavoro esclusivamente femminile e già, nel XVI e XVII secolo, Bologna era uno dei centri più importanti per questo tipo di produzione. L’Aemilia Ars recuperò i cataloghi di disegni di merletto di quel periodo, riproponendo vecchi modelli e creandone di nuovi. Se pure all’ideazione dei disegni per i merletti lavoravano principalmente artisti uomini, erano poi le mani esperte delle merlettaie a trasformarli in quelle opere che già negli anni ’30 del Novecento erano note in tutta Europa e persino negli Stati Uniti con il nome di “merletto Aemilia Ars”.

Una delle caratteristiche principali di questi prodotti era l’uso di quello che, secoli prima, aveva preso il nome di punto in aria, derivato dall’antica tecnica del reticello e caratterizzato dalla leggerezza della trama.

L’Aemilia Ars risorse, dunque, come una vera e propria Cooperativa di lavoro femminile guidata dalla contessa Lina Bianconcini Cavazza, moglie del conte co-fondatore della Società. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in tutto il paese venne posta molta attenzione all’industria femminile e nel 1903 venne fondata, a Roma, la Società Cooperativa Industrie Femminili Italiane (I.F.I.) che doveva promuovere e migliorare la condizione delle lavoratrici e tutelarle anche da un punto di vista economico.

Fin da subito venne promosso l’insegnamento gratuito alle giovani donne, sia per permettere il tramandarsi di quest’arte tradizionale, sia per garantire loro una fonte di guadagno che potesse permettere loro un’indipendenza lavorativa ed economica all’interno del nucleo familiare.

La cooperativa era organizzata in modo peculiare e straordinariamente moderno, capace di mettere al primo posto le lavoratrici e i loro bisogni: non vi era un laboratorio vero e proprio ma le merlettaie potevano lavorare da casa, così da lasciare un margine di tempo e attenzione maggiore agli impegni familiari. Inoltre, i prezzi dei merletti erano decisi insieme alle rappresentanti delle lavoratrici e il 50% dei guadagni veniva destinato a loro. Rispetto al trattamento medio delle lavoratrici nelle diverse industrie del tempo, l’Aemilia Ars offriva condizioni lavorative e stipendi migliori, pagando persino le apprendiste e le bambine che lavoravano anche le parti più semplici dei merletti, magari aiutando madri e sorelle maggiori.

Disegni di fiori, animali e ornati, tutti interpretati attraverso antiche tecniche di ricamo e di intaglio che creavano armonie perfette di pieni e vuoti: il successo dei merletti bolognesi si vede tanto nei bilanci dell’epoca (nel 1900 la produzione fu per L. 8.306,30, ma già nel 1909 si erano raggiunte L. 209.411,50). Il carattere di questo successo fu internazionale, come attestato dai numerosi concorsi e premi vinti, da Copenaghen a Saint Louis, da Liegi a Bruxelles.

L’arte delle merlettaie sopravvive ancora oggi grazie alle associazioni di maestre – molte delle quali formate da Antonilla Cantelli, grande conoscitrice dell’Aemilia Ars che ci ha lasciati nel 2008 – che portano avanti con professionalità e con un forte senso di responsabilità lo studio della tradizione, la complessità artistica e la sapienza di questa antica arte, e il suo trasferimento alle nuove generazioni.

Oggi, il merletto Aemilia Ars è riconosciuto come patrimonio culturale di Bologna De.Co. e la sua produzione è custodita da numerosi musei sia in città che in importanti musei esteri come il Copper Hewitt di New York e il Victoria & Albert Museum a Londra.

L’immagine di copertina di questo articolo è di proprietà dell’associazione Il Merletto di Bologna. [sulle parole in grassetto inserire il link: https://www.ilmerlettodibologna.it/]

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