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Bologna liberata!

In occasione della Festa della Liberazione dal fascismo, riscopriamo un luogo simbolo della Resistenza bolognese

Sono le prime ore del giorno del 21 aprile 1945. Le unità alleate del 2° Corpo Polacco dell’8a Armata Britannica, quelle della Divisione USA 91 a e 34 a, i Gruppi di combattimento Legnano, Friuli e Folgore, e quelli della brigata partigiana “Maiella” entrano a Bologna. Senza sparare neppure un colpo. I fascisti e i tedeschi, per ordine del generale Von Senger, erano fuggiti dalla città durante la notte.

Qualche ora più tardi, in quella mattinata storica, arrivarono anche i bersaglieri del battaglione Goito, che sfilarono percorrendo via Rizzoli mentre la folla, radunata ormai in centro, li acclamava festante. Le foto e i video dell’epoca raccontano i sorrisi, gli abbracci, la gioia degli occhi delle cittadine e dei cittadini di Bologna, capaci finalmente di festeggiare la fine dell’occupazione e della guerra.

Nel pomeriggio le Brigate partigiane Giustizia e Libertà Montagna e la 7a Modena ebbero il permesso di entrare in città, rendendo così ufficiale il contributo anche delle formazioni meno istituzionali che pure avevano combattuto e avevano reso possibile la vittoria contro il nazifascismo.

L’atmosfera di festa si sente anche nelle parole di chi quel giorno era lì: «Rapidamente le strade si animarono di migliaia e migliaia di cittadini che diedero vita a una festa indimenticabile, fantastica. La gente, a un tratto, riprese il gusto di ridere, di urlare, di chiamarsi, di fare dei salti e di baciarsi».

Grazie al contributo spontaneo di molte donne presenti per le strade in quel momento, Piazza del Nettuno inizia a riempirsi delle foto dei loro cari vittime del fascismo, proprio su quel muro lungo il quale erano stati fucilati molti partigiani.

Alla fine del decennio, le foto iniziano a deteriorarsi per l’esposizione al sole, alla pioggia e alle intemperie, rendendo necessario un intervento di conservazione di quello che era un vero e proprio Altare del Popolo, nato spontaneamente dall’iniziativa della cittadinanza stessa. Viene così creato un Comitato composto da cittadini, associazioni, banche e personalità locali, a cui partecipano anche il Comune, la Provincia e l’A.N.P.I., e si raccolgono donazioni per finanziare gli interventi di conservazione e restauro. Il progetto del sacrario viene affidato all’architetto Giuseppe Vaccaro, ed inaugurato nel decennale della Liberazione dall’allora sindaco Giuseppe Dozza.

Ancora oggi, proprio dove erano state poste le prime fotografie in quel giorno di aprile, è possibile visitare il Sacrario dei Caduti della Resistenza per le Libertà e la Giustizia, uno dei tanti luoghi in città dove si mantiene viva la memoria partigiana.

Un dettaglio della sala di Palazzo Pepoli dedicata alla Liberazione di Bologna  

Anche al Museo della Storia di Bologna di Palazzo Pepoli è dedicato ampio spazio alla storia della Resistenza: una sala con foto, documenti dell’epoca e registrazioni originali per rivivere quell’indimenticabile giornata di festa.

Ma la storia della Liberazione di Bologna e del Sacrario di Piazza Nettuno non finisce qua: attraversa l’oceano grazie a Edward Reep, uno dei soldati americani entrati a Bologna quel giorno insieme all’esercito alleato, artista e fotografo.

Edward Reep, Italian Shrine (sacrario italiano), 1946, olio su tela, 76.8 x 92.1 cm., Smithsonian American Art Museum, Washington, DC

Colpito dalla spontaneità, dalla forza e dal significato di quel gesto collettivo, Reep immortala un momento per poi dipingere la scena: Italian Shrine (sacrario italiano), oggi esposto allo Smithsonian American Art Museum di Washington, DC, rende perfettamente la schietta e sentita sincerità di quel gesto.

Nella tela, sullo sfondo dei mattoni rossi tipici della città, campeggia un tricolore listato a lutto, circondato di fotografie di varie dimensioni, incorniciate e non, appese al muro o alla bandiera, o poggiate su un tavolinetto accostato alla parete. I ritratti dei partigiani caduti sono circondati di fiori, raccolti in mazzi dentro vasi improvvisati o intrecciati in ghirlande, mentre in primissimo piano si intravede una croce di ferro battuto. Sul lato sinistro del dipinto si scorge l’inferriata di una delle finestre di quello che era l’antico palazzo comunale, oggi Sala Borsa.

L’immagine di copertina di questo articolo è tratta dalla raccolta di foto dell’archivio di Storia e memoria di Bologna.

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