
Bologna: città delle acque, città della seta
Le acque “inventate” della città sono diventate parte di quella Bologna che, fino a qualche secolo fa, era una piccola Venezia lontana dal mare.
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La tradizione di Bologna come capitale dell’arte della liuteria ha una storia lunga oltre cinque secoli. Quando parliamo di liuteria ci riferiamo a una forma di artigianato alto che riguarda non solo la costruzione ma anche la manutenzione e la riparazione di strumenti musicali.
Il nome deriva dal liuto, lo strumento più popolare durante il Rinascimento, importato in Europa dal mondo arabo, da cui deriva anche il termine: il latino lautus viene, infatti, direttamente da al ‘ūd (العود, ‘ūd=legno), poi italianizzato in liuto. La struttura ricorda quella dell’odierno mandolino per la forma “a mandorla” della cassa armonica da cui differisce però per la brusca piegatura della parte finale del manico. Proprio come il mandolino o la chitarra, il liuto veniva suonato pizzicando le corde e modificandone l’intonazione premendole sul manico.
Nonostante il nome, però, l’arte liutaia non si riferisce solo alla lavorazione di strumenti a corde – a pizzico o ad arco – ma a quella di tutti gli strumenti musicali, compresi ad esempio i fiati. Ovviamente, ogni bottega poteva specializzarsi in una categoria e qui ci occuperemo della storia degli artigiani che si dedicarono principalmente agli strumenti ad arco da cui nascerà la prestigiosa scuola bolognese di Raffaele Fiorini, sviluppatasi nella seconda metà dell’Ottocento, da cui emergeranno nomi come Pollastri e Bignami.
Già dall’epoca rinascimentale, i liutai lavoravano tanto per i concertisti e i professionisti, quanto per i dilettanti e gli appassionati: il lavoro di manutenzione era quello più richiesto quotidianamente in una città in cui non solo i teatri, ma anche le chiese, i caffè e i giardini risuonavano delle note – più o meno eccellenti – dei tanti musicisti.
Tanti musicisti ma pochi liutai: fu per questo che Carlo Verardi, docente di violino nel prestigioso Liceo Musicale di Bologna, chiamò in città Raffaele Fiorini, liutaio famoso soprattutto per le sue doti di riparatore e manutentore.
Giunto a Bologna, Fiorini aprì la sua liuteria nel 1868 proprio a Palazzo Pepoli e divenne famoso per la sua tecnica che prese il nome di liuteria bolognese, e che si differiva da quella cremonese, nota per uno dei suoi esponenti, il leggendario Antonio Stradivari.
Nella bottega di Fiorini si formarono i due fratelli Cesare e Oreste Candi, Armando Monterumici e Augusto Pollastri.
Quest’ultimo, primogenito di una famiglia di braccianti molto modesta, iniziò a lavorare con Fiorini soprattutto per contribuire all’economia domestica, ma presto spiccò per le sue capacità di liutaio, per il carattere deciso e la determinazione ad emergere nel suo campo. Quando Fiorini si ritirò, nel 1897, Pollastri aveva appena vent’anni ma era già capace di costruire violini di ottima fattura e riuscì ad aprire una bottega tutta sua – vicina a quella del vecchio maestro, in via Castiglione 91 – dove lavorava insieme al fratello Gaetano che, da violinista, poteva mettere a disposizione le sue competenze per realizzare strumenti sempre più apprezzati.
Tra gli allievi di Augusto e Gaetano, spicca il nome di Otello Bignami.
Bignami divenne allievo di Gaetano Pollastri negli anni ’50 e già nel 1957 dimostrò il suo straordinario talento ottenendo la Medaglia d'Oro al premio Wieniawski di Poznan in Polonia e il premio speciale quale “miglior liutaio d'Italia”, evento che lo portò a stringere rapporti significativi e prolifici con i più importanti e prestigiosi musicisti provenienti da tutto il mondo e, al contempo, a dare lustro alla scuola liutaia bolognese.
Conosciuto anche come il grande “didatta” della liuteria bolognese, Bignami si dedicò all’attività di insegnamento sia presso la sua bottega di via Guerazzi, sia in una scuola di liuteria pubblica aperta in città dal 1979 al 1983, che si trovava presso l’istituto Aldini Valeriani. Bignami insegnò a tantissime ragazze e ragazzi, uscendo fuori dal solco della trasmissione familiare dell’arte liutaia che avveniva – e continuava ad avvenire – di padre in figlio, traghettando la tradizione dai tempi di Pollastri e di Fiorini fino ai giorni nostri.
Nella sua carriera, durata quattro decenni, gli furono attribuiti tanti premi e riconoscimenti e il suo nome rimane, ancora oggi, legato a un’arte unica che si aggiunge alle tante specialità insignite del riconoscimento De.Co.
Le tecnologie odierne hanno cambiato il mestiere della liuteria, ma la scuola bolognese rimane fedele alla tradizione, pur mantenendosi a passo con i tempi. Gli strumenti continuano a essere costruiti con la tecnica artigianale sviluppata da Fiorini e portata avanti dai suoi allievi, da Pollastri a Bignami, e a essere conosciuti, apprezzati e suonati in tutto il mondo.