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Il “ritratto” di Bologna restituito alla città

La grande mappa di Bologna: dai Palazzi Vaticani a Palazzo Pepoli

A Palazzo Pepoli si trova la riproduzione della monumentale mappa di Bologna, il cui originale si trova nei Palazzi Apostolici, cuore del Vaticano, in una sala tra le meno note al grande pubblico poiché è esclusa dai circuiti turistici e incrocia una serie di percorsi destinati ai soli membri della Curia. Questo ambiente, chiamato Sala Bologna, deve il nome proprio alla presenza del meraviglioso affresco che occupa l’intera parete sud, voluto da papa Gregorio XIII per rendere omaggio alla sua città natale.

La sala si trova nel Palazzo di San Damaso, nella nuova ala che il papa aveva fatto costruire, ed è un grande salone in cui cinque finestre si aprivano sulla campagna romana. Sala Bologna, realizzata in occasione del Giubileo del 1575, seguiva l’abitudine dei pontefici di glorificare le loro città d’origine. Per eseguire le decorazioni, Gregorio XIII scelse l’artista bolognese Lorenzo Sabatini e la sua squadra di pittori. La mappa da loro realizzata è il più grande ritratto rinascimentale di una città, e fa parte di un ciclo di affreschi a carattere geo-iconografico e cosmologico.

A sorprenderci non sono soltanto le sue dimensioni colossali, ma anche la precisione con cui è raffigurato lo spazio urbano di Bologna, degli abitati e delle campagne circostanti: si tratta di una pianta prospettica in cui sono ben riconoscibili edifici e strade, con un’attenzione particolare ai luoghi sacri della città, evidenziati dal colore oro.

Gregorio stesso sovrintese ai lavori di documentazione necessari per gli affreschi e le decorazioni, scegliendo i contenuti della mappa, le fonti a cui attingere e il cartografo. I lavori procedettero a ritmo serratissimo per espresso desiderio del pontefice.

Ma la mappa di Bologna non era soltanto l’espressione d’amore di Gregorio per la sua terra né si limitava a tributare il giusto onore a quella che si poteva considerare la seconda capitale dello Stato della Chiesa e sede dell’Università celebre in tutta Europa. L’opera rientrava infatti in un genere molto particolare e molto apprezzato all’epoca: nel Cinquecento le cosiddette scientiae mediae – ovvero la cartografia e l’astronomia – godevano di eccezionale prestigio e non avevano soltanto una fondamentale importanza nell’applicarsi alla vita quotidiana, ma perfino un grande valore religioso.

La riproduzione dell'affresco di Sala Bologna come si può vedere oggi a Palazzo Pepoli

Durante il concilio di Trento, che si era concluso nel 1563, tra le proposte di riforma spirituale era emersa anche l’integrazione tra lo studio della natura e la contemplazione del divino, e uno dei massimi sostenitori di tale proposta era il vescovo Paleotti, anche lui bolognese, amico di papa Gregorio XIII. Per Paleotti – seguendo il pensiero di Aristotele prima e dell’ortodossia cristiana poi – le immagini dovevano imitare il mondo reale e spingere l’uomo verso la conoscenza del mondo divino, sia che si trattasse di rappresentazioni sacre sia che fossero profane. In quest’ottica, le illustrazioni di carattere scientifico potevano sia docere che delectare (“istruire” e “dilettare”), avvicinando chiunque alla conoscenza della Creazione. Possiamo dunque guardare da una nuova prospettiva all’affresco di Sala Bologna e comprendere come la mappa si inserisce in questo nuovo filone di pensiero che vede l’arte – nella sua totalità – come strumento per il rinnovamento spirituale che si voleva ottenere subito dopo il concilio.

Inoltre, la mappa è circondata da grandi figure: si tratta dei ritratti di papa Gregorio IX (il cui volto è quello di Gregorio XIII) e papa Bonifacio VIII mentre presentano i Decretales, raccolte di diritto canonico, ai dottori dell’Università di Bologna, a sottolineare il sopracitato legame indissolubile tra fede e conoscenza.

La riproduzione all’interno di Palazzo Pepoli ha permesso, per la prima volta, di far conoscere a un vasto pubblico questo capolavoro di arte cartografica. La sua collocazione “nascosta” a Roma, infatti, è la principale responsabile del suo essere un unicum nella storia dello sviluppo della cartografia perché pochissimi hanno potuto vederla nel corso dei secoli e nessuno ha potuto prenderla a modello per altre opere.

Nell'aprile 2011, in collaborazione con il Museo della Storia di Bologna e i Musei Vaticani, Factum Foundation, un’organizzazione no-profit che si occupa di preservare il patrimonio artistico mondiale grazie a nuove tecnologie di scansione e riproduzione delle opere, ha scansionato e restaurato digitalmente la mappa. L’operazione, durata quattro giorni e supervisionata da Rosanna Di Pinto e Filippo Petrignani, ha permesso di portare alla luce un capolavoro di straordinaria rilevanza e di “restituirlo” a Bologna.

Chi arriva a Palazzo Pepoli per visitare le sue mostre temporanee trova la mappa di Bologna proprio alla fine del percorso: un momento speciale per contemplare il grandioso ritratto del passato della nostra città.

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