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Ducati e Bologna, una storia che corre da cent’anni

Dalla fabbrica di Borgo Panigale alle strade di tutto il mondo, un secolo di innovazione e passione

È il 4 luglio del 1926 quando a Bologna l’ingegnere Antonio Cavalieri Ducati aiuta i figli Adriano, Bruno e Marcello a fondare la Società Scientifica Radio Brevetti Ducati. Era un periodo in cui le innovazioni scientifiche e tecniche portate da personaggi come Guglielmo Marconi creavano ondate di straordinario entusiasmo e fiducia e il nome della nuova società conteneva già il progetto dell’impresa: sfruttare i brevetti di Adriano, anche lui brillante ingegnere, che nel 1924 era stato il primo a collegare l’Italia con gli Stati Uniti d’America tramite la radio a onde corte.

Ducati, che oggi è una delle aziende motociclistiche più rinomate e conosciute al mondo, nasce dunque nel settore della radiotecnica e si impone rapidamente nei mercati internazionali con invenzioni come il condensatore Manens: un apparecchio delle dimensioni di un’attuale moneta da due euro capace di immagazzinare energia elettrica, componente fondamentale di quella nuova invenzione – la radio – che stava stravolgendo il mondo intero.

Il rapido successo permette di ampliare la produzione di apparecchiature dalla radiotecnica alla comunicazione interfonica, alla meccanica di precisione e agli apparecchi di uso quotidiano. Ducati cresce insieme alla sua città e nel 1939 viene inaugurato il grande stabilimento a Borgo Panigale, e altri vengono creati a Bazzano e Crespellano. In quegli anni, Ducati crea una sezione dedicata all’ottica in collaborazione con l’Istituto Ottico di Firenze e tecnici di grande fama.

Gli stabilimenti non sono soltanto luoghi di lavoro: intorno alle fabbriche nasce e cresce una vera e propria comunità, e il senso di appartenenza di tecnici, impiegati e operai si rinforza nei momenti di condivisione trascorsi nelle mense, durante le feste e i momenti di svago, nella creazione di squadre sportive e, per le famiglie, nel supporto dell’asilo aziendale. Borgo Panigale diventa uno dei centri più importanti e produttivi della Bologna industriale di inizio secolo.

Ma poi arriva la guerra. Prima obbligata – come tante altre aziende e fabbriche italiane – a convertire la produzione per l'uso militare, poi occupata dai nazisti e, infine, il 12 ottobre 1944, Ducati viene colpita da un bombardamento alleato. Lo stabilimento viene quasi interamente distrutto e sembra che la straordinaria storia di Ducati stia per volgere al termine. Invece, proprio in quel momento così drammatico, viene prodotta l’invenzione che cambia per sempre il destino dell’azienda.

Il Cucciolo era un motore monocilindrico di 48 cc con cambio a due velocità: si applicava al telaio di una normale bicicletta e funzionava come propulsore ausiliario. Era stato progettato nel 1943 da SIATA (Società Italiana Applicazioni Tecniche Auto-Aviatorie), una piccola casa automobilistica di Torino che, grazie a questa nuova invenzione, riuscì a riprendere la produzione civile post-bellica già dal 1945. Economico, pratico e leggero, il suo successo fu tanto straordinario che la SIATA si ritrovò incapace di soddisfare l’imponente richiesta di micromotori. Venne così scelta la Ducati, che in quel periodo stava ricostruendo gli impianti danneggiati durante la guerra, per la produzione su licenza. Anche qui, il Cucciolo si rivelò un prodotto richiestissimo e, certa dell’investimento, Ducati acquisto dalla SIATA il brevetto. In breve tempo ne vengono create nuove versioni e viene commercializzato – insieme all’industria metalmeccanica Caproni – un bicimotore, che vende più di 250.000 unità in tutto il mondo.
Inizia così il nuovo corso di Ducati, sempre più orientata verso il mondo delle due ruote.

Il Cucciolo, nato come soluzione pratica e alla portata di tutti nel contesto del Dopoguerra, diventa presto protagonista delle competizioni sportive: le prime gare cittadine si svolgono già nei Giardini Margherita, mentre alcuni piloti tra cui Glauco Zitelli, Ugo Tamarozzi e Mario Recchia, portano il Cucciolo sui circuiti regionali.

L’innovazione non si ferma e, all’inizio degli anni ’50, arriva il Cruiser 175. Scooter dalle caratteristiche quasi avveniristiche – cambio automatico e avviamento elettrico – il Cruiser viene presentato per la prima volta sotto la Garisenda: un’immagine che racconta in modo inequivocabile il legame dell’azienda con la città, la sua identità e una nuova idea di futuro.

Quelli sono anche gli anni del Motogiro d’Italia e Bologna diventa una delle tappe fondamentali delle competizioni, mentre Ducati si fa riconoscere sempre più grazie all’affidabilità e alle prestazioni delle proprie motociclette. Il legame tra azienda e città si fa sempre più forte e la comunicazione del marchio passa attraverso i luoghi simbolo del paesaggio urbano: nel decennio successivo Ducati 250 Mach 1 e Ducati 250 Mark 3 venivano immortalate all'Ippodromo Arcoveggio, nel 1979 la Rocchetta Mattei si faceva palcoscenico per la nuova gamma '80, mentre il Santuario di San Luca diventava lo sfondo della 750 GT, decenni dopo della SportClassic GT 1000, e ancora del Monster di ultima generazione nel 2026.

Ma le competizioni sportive sono solo un capitolo della storia dei successi di Ducati. È il 1957 quando Leopoldo Tartarini e Giorgio Monetti partono in sella alle loro moto per compiere il giro del mondo, un’impresa che entrerà nella storia dell’azienda e che sarà seguita poi dalla Transiberiana di Eddy Orioli all’inizio degli anni Duemila e al Globetrotter 90° del 2016, che vide sette motociclisti partire da Borgo Panigale e attraversare tutto il pianeta per celebrare i novant’anni di Ducati.

Il 2026 è l’anno del centenario e Ducati è sempre più un nome che avvicina motociclisti e appassionati da tutto il mondo. In occasione della World Ducati Week, un famoso giovane appassionato cinese, Jasper, raggiunge il raduno di Misano direttamente dalla Cina in sella alla propria Ducati.

La locandina della mostra Ducati 100 - Un secolo in mostra per Bologna

L’anima sempre più internazionale di Ducati, però, non ha mai cancellato il legame con Bologna. Non soltanto gli edifici simbolo sono stati fondamentali nella comunicazione del marchio, ma anche i nomi portano un pezzo di Bologna nelle moto: la prima generazione di Multistrada prendeva il nome di “Futa”, strada amata dagli appassionati di due ruote che collega la città a Firenze attraversando l’Appennino, mentre la 1199 Panigale si riferisce esplicitamente al quartiere in cui Ducati è stata fondata e ha raggiunto il successo.

Grandi nomi della cultura bolognese si sono accostati a Ducati nel corso della sua lunga storia: negli anni ’50 il Notiziario Ducati vedeva la firma di un giovanissimo Enzo Biagi mentre, più avanti, Lucio Dalla sceglie uno Scrambler Ducati, una moto custom adattata alle esigenze e allo stile del cantautore.

Fabbriche, competizioni, personaggi famosi e non solo: l’impegno di Ducati per la città si rispecchia anche nelle forniture di moto alla Polizia Municipale della città ma anche, e soprattutto, nella collaborazione con scuole e università, attraverso programmi e progetti che puntano ad avvicinare ragazze e ragazzi alle discipline scientifiche, mettendo in relazione studio e ricerca già all’interno dei reparti e dei training center di Ducati.

Dalle radio degli anni Venti alle motociclette del futuro, la storia di Ducati attraversa così un secolo di trasformazioni industriali, culturali e sociali. Ma soprattutto racconta un rapporto che non si è mai interrotto: quello con la città in cui tutto è cominciato.

Una storia condivisa che oggi entra anche nelle sale di Palazzo Pepoli con Ducati 100 - Un secolo in mostra per Bologna, esposizione temporanea che si snoda sui tre livelli del Museo della Storia di Bologna: al piano terra inizia il racconto dell’identità di Ducati, al piano ammezzato le origini, la vita in fabbrica dei primi anni e la rinascita dal Dopoguerra e infine, al primo piano, il dialogo mai interrotto con l’Università, le istituzioni e la vita pubblica della città.

Raccontare i primi cento anni di Ducati significa raccontare cento anni della storia di Bologna, la città da cui ingegno, passione e competenza sono partiti e hanno conquistato le strade di tutto il mondo.

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