
Bologna: città delle acque, città della seta
Le acque “inventate” della città sono diventate parte di quella Bologna che, fino a qualche secolo fa, era una piccola Venezia lontana dal mare.
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Camminare tra le sale del Museo della Storia di Bologna significa attraversare fisicamente un vasto ed eterogeneo catalogo di opere, reperti archeologici e memorabilia che conservano il passato della città e che restituiscono le tante epoche e i tanti volti di Bologna.
Alcune di queste opere sono capaci di trasformare con la loro sola presenza l’atmosfera e di trasformarsi nel centro pulsante della sala che le ospita. È il caso di una scultura in particolare, un bel busto di donna che, incurante di visitatrici e visitatori, si rimira in un antico specchio dall’elegante cornice dorata. Scolpito in un marmo candido e luminoso, i riccioli eleganti che incorniciano un viso giovane e nobile, il ritratto di questa nobildonna riecheggia una storia lontana, che connette Bologna alla vicenda napoleonica e alle sorti dell’Europa all’alba del XIX secolo.
La donna ritratta è Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, e questo busto è solo uno delle tante raffigurazioni che abbiamo di lei, realizzato dal più grande maestro del Purismo italiano, Lorenzo Bartolini. E ritroviamo questa donna, insieme al grande amore della sua vita, anche in un’altra opera preziosa e unica custodita sempre in città. Un’opera che racconta la storia di un sentimento capace di sopravvivere persino alla morte.
Il matrimonio era nato come istituzione utile a mantenere il controllo sulle eredità di poteri e ricchezze ed era uno degli strumenti più forti che le famiglie reali e nobili avevano per intrecciare alleanze e allargare i confini dei loro domini. Elisa, sorella dell’uomo più potente di quell’epoca, avrebbe dovuto essere una delle tante spose-pedine con cui Napoleone avrebbe continuato il suo gioco sullo scacchiere europeo.
Eppure, appena ventenne, sposò un ufficiale che, se pure poteva vantare lontane origini nobiliari, veniva da una famiglia ormai impoverita. Costui era Felice Baciocchi, appartenente a uno dei rami di un’antica famiglia nobile genovese a cui nulla era rimasto se non un albero genealogico tanto ramificato quanto sbiadito.
Come tanti nelle sue condizioni, aveva cercato fortuna e riconoscimento nella carriera militare ma aveva perso la sua posizione durante il Terrore di Robespierre. Solo con la controrivoluzione del Termidoro era riuscito a riavere i suoi gradi e, durante un soggiorno a Marsiglia, aveva avuto modo di conoscere alcuni dei Bonaparte e, soprattutto, Elisa.
Napoleone, ovviamente, non approvava l’unione. Ma le fonti ci dicono che Elisa era stata una donna tanto intelligente quanto risoluta: il grande condottiero che faceva piegare le ginocchia dell’Europa non era altro che un fratello maggiore per lei.
Nel 1797 Felice e Elisa si sposano e la carriera di Baciocchi decolla, senza dubbio aiutato dal suo nuovo status di marito di una donna così importante. Le fonti dell’epoca lo descrivono come un “uomo eccellente, ma decisamente insignificante”, fuori luogo nei salotti bene dell’alta società. Era persino accusato di nuocere a Elisa, le cui ambizioni venivano smorzate da quel legame che Napoleone, pur costretto ad accettare, continuava a giudicare negativamente.
La loro fu una vita movimentata: Felice, in quanto cognato, era al fianco di Napoleone nelle sue spedizioni militari, e sia lui che Elisa accumulavano titoli e possedimenti in un momento storico squassato da un lato dalle conquiste francesi e dall’altro dai desideri di indipendenza dei territori sottomessi.
Quando Elisa ricevette dal fratello il titolo di duchessa di Piombino, Felice venne eletto principe di Lucca dai lucchesi stessi, che speravano così di essere governati da qualcuno che avrebbe mantenuto sulla città un controllo più morbido. Qui era, in realtà, Elisa a regnare grazie alla sua maggiore capacità di esercitare il potere, mentre il marito veniva apprezzato proprio per la sua mitezza e generosità con la popolazione. Il momento di massimo potere della coppia fu l’ottenimento, nel 1809, del Granducato di Toscana, ma la crisi dell’impero napoleonico era ormai alle porte. Già nel 1814, dopo aver abbandonato i domini toscani e aver viaggiato per altre città italiane, Elisa decideva di stabilirsi a Bologna, seguita da Felice. Rimasero nella città felsinea per circa un anno, prima della cacciata da parte degli austriaci, e qui Baciocchi tornò nel 1820, dopo la morte di Elisa.
La loro storia fu segnata tanto dalla politica e dalle imprese militari di Napoleone quanto da un destino non sempre clemente: tre dei loro cinque figli morirono in tenerissima età e Felice sopravvisse per più di vent’anni alla donna che aveva sposato, che era stata il motivo della sua fortuna e, probabilmente, il vero amore della sua vita. Alla sua morte, nel 1841 infatti, la figlia Elisa Napoleona commissiona un monumento che esaudisca il desiderio del padre di riposare accanto alla moglie e che ricordi al mondo il motivo del loro matrimonio, e cioè non una questione di mera convenienza politica ma un sentimento profondo e autentico.
Elisa Napoleona fa così modificare un primo progetto che Felice aveva fatto progettare per la sola moglie e commissiona un nuovo monumento per entrambi i genitori a Cincinnato Baruzzi, scultore e professore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, l’unico dell’epoca a lavorare opere di dimensioni così grandi nella città felsinea.
L’opera di Baruzzi, che tutt’oggi si può ammirare nella Basilica di San Petronio, raffigura Elisa e Felice giovanissimi, nel momento del loro sposalizio, e si rifà all’iconografia dei matrimoni romani, vestendo i due con tuniche di ispirazione classica, i cui pesanti panneggi creano un contrasto con la morbidezza dei corpi. Mentre le loro mani si tendono fino a sfiorarsi, una figura alata e coronata da una stella accompagna Elisa verso Felice: un angelo che riunisce le due anime dopo la morte, ora insieme per sempre. Ma non solo: è anche un riferimento al genio napoleonico - una personificazione dello spirito d’ambizione e di ferrea volontà che guidò la famiglia al successo - che avrebbe permesso l’unione dei due sposi. E se in questa storia tale sentimento non fu incarnato da Napoleone, possiamo dire senza dubbio che fu Elisa a impersonare, nella sua storia d’amore, la tenacia che il fratello dimostrò in politica e in guerra.
Si ringrazia Assunta Coccomini, guida turistica dell’Emilia-Romagna, per la preziosa collaborazione alla realizzazione di questo articolo.